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La battaglia di Adrianopoli – 378 d.C – Il collasso di Roma

Stampe di Roma

La battaglia di Adrianopoli è stata una tappa fondamentale della storia romana: segna infatti il momento in cui l’impero romano d’occidente non è più in grado di difendersi militarmente e non riesce più a imporre un processo di romanizzazione graduale, che era sempre stata la chiave per gestire con successo le diverse popolazioni.

I goti chiedono di entrare nell’Impero Romano

Nel 376 d.C.  gli Unni, spostandosi dall’attuale Ungheria verso l’Europa, spinsero i Goti fuori dal loro territorio originario, fino a portarli ai confini dell’Impero Romano d’Oriente.

La popolazione gota collaborava e commerciava con i romani da decenni: ecco perché, spinti dagli Unni fino al Danubio, considerato da sempre un limite naturale tra barbari e romani, i goti chiesero all’imperatore Valente di poter entrare nel territorio dell’impero.

Valente accettò, pensando che l’entrata dei Goti nel territorio romano avrebbe risolto due problemi allo stesso tempo: quello della pressione sulle frontiere, che si sarebbe dissolta, e quello della mancanza di forza lavoro e di nuove reclute per l’esercito, garantite dagli stessi Goti.

La prassi romana consentiva l’entrata di nuovi popoli all’interno dei confini, con delle condizioni: Valente pretese dai Goti l’abbandono delle proprie armi e la conversione al Cristianesimo, religione ufficiale.

Per poter coadiuvare queste operazioni l’imperatore Valente investì un primo ingente capitale e diede compito ai generali romani di offrire ai migranti un primo sostentamento, lasciando loro il compito di gestire l’approvvigionamento.

Ma i comandanti romani dapprima intascarono tutti i soldi stanziati da Valente e in secondo momento iniziarono ad estorcere altro denaro ai Goti, obbligandoli a consegnare i propri averi. La situazione si fece così disperata che i Goti arrivarono a vendere i loro figli come schiavi per pagare e ottenere quel minimo necessario per sopravvivere.

I barbari vennero così portati alla disperazione, e non vennero nè disarmati nè registrati: quella che doveva essere una immigrazione controllata si trasformò in un esodo incontrollato e ingestibile a causa della corruzione dei generali romani.

Iniziarono a esserci le prime tensioni e i primi conflitti.

Vi sarebbe ancora la possibilità di trovare un accordo: a tal ragione si organizzò un incontro tra i generali romani, tra cui spiccava Lupicino che era il comandante in capo di quella zona e i Goti capeggiati da Fritigerno. Nel corso del banchetto però i romani tentarono di avvelenare quest’ultimo senza riuscirci e da qui la situazione degenerò inesorabilmente.

La devastazione dei Goti

Inizia lo scontro: i Goti, che a questo punto erano una vera e propria massa umana in termini numerici, iniziarono a devastare tutto quello che trovarono davanti a loro, saccheggiando le città di confine. Lupicino cercò di fermarli dapprima a Marcianopoli (odierna Bulgaria) ma venne sonoramente sconfitto sul campo.

I Romani si barricarono allora sulle montagne dei Balcani, cercando di tenere i Goti bloccati nella pianura e di sfiancarne la resistenza, complice l’imminente arrivo dell’inverno.

Ma l’incapacità dei diversi comandanti di coordinarsi, seguendo una strategia unica, costrinse i romani ad arretrare, soprattutto nel momento in cui ai barbari si aggiunse anche la popolazione degli Alani, originari dell’Iran, conosciuti per essere particolarmente bellicosi e guerrafondai.

L’ultimo baluardo di resistenza, fu l’intervento personale dell’imperatore Valente, che si mosse con un esercito abbastanza imponente e affrontò i goti ad Adrianopoli, odierna Turchia.

Battaglia di Adrianopoli: lo schieramento

La battaglia di Adrianopoli nel 378 d.C. vede scendere in campo direttamente l’imperatore Valente con ulteriori forze militari in un disperato tentativo di sconfiggere i Goti. Il reggente, che potrebbe decidere di attendere gli aiuti da parte dell’imperatore d’occidente Graziano decide invece di attaccare da solo.

Le motivazione sono duplici: da un lato l’emergenza in atto, dall’altro la volontà di non condividere la gloria nè il potere con il collega d’occidente.

La battaglia di Adrianopoli dal punto di vista tattico non è molto complicata da comprendere.

Ciò che appare abbastanza chiaro è che i maggiori nemici dei romani furono la mancanza di coordinamento, unita a una forte mancanza di disciplina e a una inferiorità numerica sensibile.

Lo schieramento dell’imperatore Valente nello scontro vide la fanteria posta al centro del campo di battaglia con la cavalleria disposta sia a destra che a sinistra.

Fritigerno, il capo dei Goti, posizionò anch’esso la sua fanteria al centro ma circondandola, come prevedeva la tradizione gota, da carri. In questo modo il cuore del suo esercito era coperto da una efficace cortina di protezione rendendo possibile lo schieramento della cavalleria di sinistra nonostante quella di destra fosse fuori posizione perché ancora a caccia di approvvigionamenti.

Cercando di prendere tempo per consentire il rientro di parte della cavalleria, Fritigerno mandò degli emissari a conferire con l’imperatore Valente.

Battaglia di Adrianopoli: lo scontro

Ma accadde un fatto del tutto imprevisto, e dovuto alla poca coesione dell’esercito. La cavalleria del lato destro dei romani, convinta di avere un’occasione propizia per bucare lo schieramento nemico, decise di sua iniziativa di attaccare la controparte gota.

È così che ha inizio la battaglia di Adrianopoli. Fin da subito i romani ebbero la peggio: l’ala destra della cavalleria pesante, che pensava di poter essere vincente, venne subito costretta ad arretrare.

Una situazione simile accadeva sull’ala sinistra, dove i cavalieri romani scelsero di attaccare i carri centrali a protezione della fanteria gota, fallendo quasi subito nel loro intento.

Il ritorno della parte di cavalleria gota in ricognizione, colse i loro avversari in contropiede.

Con il totale fallimento della battaglia sui lati di cavalleria, la fanteria romana, disposta al centro, si trovò così totalmente scoperta sui fianchi: fu facile per i goti accerchiarla e dare inizio a un vero e proprio massacro.

È importante ricordare in tal senso che le truppe romane del tardo Impero sono molto simili per struttura ed equipaggiamento a quelle medievali: niente di comparabile con la leggerezza e la potenza che aveva sempre contraddistinto l’esercito di Roma.

Valente fu gravemente ferito e trasportato d’urgenza nella sua tenda da campo. Ma, secondo le fonti, i Goti, ignari della presenza dell’imperatore, appiccarono il fuoco, uccidendolo.

Le conseguenze

La battaglia di Adrianopoli è una delle peggiori sconfitte di Roma, non solo dal punto di vista bellico.

Come il collega Alessandro Barbero ha fatto notare, la più importante conseguenza di questo conflitto riguarda uno stacco netto che viene a crearsi.

Se prima le popolazioni barbare per entrare nel territorio dell’impero dovevano registrarsi, abbandonare le armi e “farsi romani”, secondo il noto processo di romanizzazione, con diritti e doveri ben precisi, dopo Adrianopoli la situazione era radicalmente cambiata.

Dopo questo “passaggio”, Roma non era più in grado di difendersi militarmente e le nuove popolazioni rimanevano estranee, non correttamente assimilate, nel territorio romano.

La corruzione, l’incapacità di gestione della popolazione da parte dei generali, lo sfruttamento massiccio, fino alla creazione di vere e proprie catastrofi umanitarie, diede modo ai barbari avviare il processo di sfaldamento della società romana dall’interno.

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