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Battaglia del Metauro

Stampe di Roma

La battaglia del Metauro (207 a.C.) fu uno scontro militare combattuto tra le forze di Roma comandate da Gaio Claudio Nerone (237 circa – 199 a.C. circa), Marco Livio Salinatore (254-204 a.C.) e L. Porcius Licinio e i Cartaginesi guidati da Asdrubale Barca (244-207 a. C circa).

Scrittori e storici romani hanno evidenziato che se Asdrubale avesse vinto quella battaglia e si fosse ricongiunto con successo con il fratello Annibale, Roma avrebbe avuto poche possibilità di sopravvivenza. La battaglia del Metauro rappresenta quindi la vera svolta, in favore dei romani, della seconda guerra punica.

La discesa di Asdrubale in Italia

Dopo la calata di Annibale in Italia attraverso le Alpi e le cocenti sconfitte inflitte ai romani fra cui Canne, la più devastante, il generale romano Publio Cornelio Scipione era stato incaricato di portare la guerra in Spagna, la base dei cartaginesi nell’Europa continentale.

I Cartaginesi, dopo aver evitato il conflitto con Scipione, finalmente si stabilirono nella cittadina spagnola di Baecula. Ma al confronto militare, Asdrubale ottenne una clamorosa sconfitta e con il resto del suo esercito, fuggì per seguire lo stesso percorso di Annibale verso le Alpi e unirsi a suo fratello in Italia.

Una volta attraversate le montagne, Asdrubale iniziò la sua marcia verso sud per unirsi ad Annibale, ma si attardò per tentare la conquista della colonia di Piacenza. Un errore che fece perdere ad Asdrubale del tempo prezioso.

Il suo assedio fu un fallimento: non aveva macchine d’assedio, né catapulte, e mancava di uomini sufficienti per resistere a lungo. Dopo aver compreso il suo errore, Asdrubale si allontanò da Piacenza e si diresse a sud mentre, allo stesso tempo, Annibale era tormentato dalle truppe del console Claudio Nerone che, seguendo la strategia di Quinto Fabio Massimo il temporeggiatore, seguiva l’avversario senza concedere battaglie campali e intrappolandolo nella regione del Bruzio, odierna Calabria.

Il rischio del console Nerone

La marcia di Asdrubale lo condusse presto fuori strada e i suoi soldati si appostarono vicino al fiume Metauro, oggi in provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche. Nel frattempo, Annibale aveva inviato dei messaggeri verso nord per localizzare Asdrubale e fornirgli istruzioni geografiche per raggiungerlo.

I messaggi furono ricevuti e Asdrubale rispose indicando con precisione dove si trovava e fornendo indicazioni sulle dimensioni del suo esercito. Asdrubale inviò sei cavalieri, i quali furono però catturati dalle sentinelle romane vicino a Taranto. Poiché le lettere non erano scritte in alcun tipo di codice, furono facilmente tradotte da un punico madrelingua e queste informazioni furono inviate rapidamente al campo del console Nerone.

Nerone intuì il pericolo e agì rapidamente, senza attendere l’approvazione del Senato di Roma. Marciò rapidamente con 6.000 legionari e 1.000 cavalieri verso gli accampamento di Porcio e Salinatore, per congiungersi con loro e attaccare insieme Asdrubale, ora che sapeva esattamente dove si trovava.

Poiché l’accampamento romano di Nerone si trovava a solo mezzo miglio di distanza da quello di Annibale, il rischio era enorme. Se Annibale si fosse accorto dei pochissimi uomini rimasti a controllarlo, avrebbe potuto forzare il blocco e tornare a razziare il territorio italico.

Verso la battaglia del Metauro

La mattina successiva, Asdrubale stava mobilitando le sue forze per la battaglia, quando notò degli scudi diversi rispetto al solito e un numero insolitamente maggiore di cavalli.

Mandò degli esploratori in ricognizione, i quali tornarono per riferire che l’accampamento nemico non aveva subito variazioni ma le trombe romane avevano suonato due squilli, come se ci fosse un nuovo comandante. Asdrubale capì che stava affrontando una forza molto più grande del previsto e ordinò ai suoi uomini di ritirarsi dall’attacco.

Quella notte, Asdrubale si ritirò dalla sua posizione verso il fiume Metauro, molto probabilmente pensando di attraversarlo la mattina successiva. Non si sa esattamente quali fossero i piani di Asdrubale, alcuni ritengono che stesse elaborando un piano di fuga.

Asdrubale avrebbe anche potuto pensare alla morte del fratello Annibale: chiunque fosse il console sconosciuto che si era unito recentemente all’accampamento dei nemici, sicuramente era stato precedentemente impegnato in un battaglia contro Annibale.

Questo console non si sarebbe mai disimpegnato a meno che Annibale non fosse morto. Così Asdrubale, nel pieno di una terra straniera e con un numero inferiore di soldati, affrontò la battaglia del Metauro con il peggiore dei presentimenti.

Lo schieramento della battaglia del Metauro

L’esercito di Asrubale, dirigendosi verso il fiume Metauro, si perse nell’oscurità, e al mattino i soldati si ritrovavano completamente in disordine lungo il corso del fiume. Nerone scorse subito l’opportunità di attaccarli in un momento poco propizio e convinse gli altri due consoli, Porcio e Salinatore, ad eseguire un attacco immediato.

I romani si schierarono rapidamente, mentre Asdrubale radunava le sue forze come meglio poteva. E la battaglia del Metauro ebbe inizio.

Asdrubale pose gli alleati galli dietro una piccola collina al suo fianco sinistro, i combattenti spagnoli e i liguri al centro, preceduti da 10 elefanti, e si posizionò assieme alla sua cavalleria sull’ala destra. I romani schierarono il console Salinatore al centro, Porcio a sinistra e il console Nerone a destra, esattamente di fronte i galli e alla collina che li proteggeva.

La battaglia del Metauro

La battaglia ebbe inizio. Gli elefanti di Asdrubale causarono più danni che benefici. I romani, dopo aver affrontato Annibale, avevano capito come gestire questi pachidermi e avevano compreso come spaventandoli potevano farli rivoltare contro le loro stesse truppe.

I romani li attaccarono con le lance facendoli indietreggiare, mentre il resto della schieramento arrivava a battaglia. L’unica parte improduttiva dello schieramento romano era la sinistra di Nerone che faticava a raggiungere la collina e ad attaccare i galli.

Nerone capì che la battaglia poteva essere vinta solamente raggiungendo l’altro capo dello schieramento e attaccando sul fianco l’avversario. Per questo ritirò le sue truppe dal fronte con i galli, fece un rapidissimo percorso dietro le linee romane per raggiungere la parte diametralmente opposta dello schieramento e attaccare l’ala destra dei cartaginesi.

Anche questa azione, particolarmente rischiosa, ebbe l’effetto sperato. Nerone ruppe rapidamente la linea avversaria, trascinando le truppe di Asdrubale in una rotta, che rapidamente si trasformò in un massacro.

L’esercito di Asdrubale cercò di ritirarsi attraverso il fiume Metauro, ma buona parte degli uomini annegarono o vennero abbattuti dai romani. Riconoscendo che era stato sconfitto, e pensando che suo fratello era probabilmente morto nel sud Italia, Asdrubale guidò il suo cavallo verso le linee nemiche, attaccando i romani e incontrando una morte eroica, cadendo con le armi in pugno.

Una volta terminata la battaglia, Nerone levò rapidamente le truppe e riguadagnò la sua posizione a sud, per rimettere sotto assedio Annibale. Quest’ultimo fu completamente ignaro della battaglia del Metauro, fino a quando i romani gettarono la testa del fratello nell’accampamento a dimostrazione della loro vittoria e del drastico cambio delle sorti della guerra.

Secondo alcune fonti, fu esattamente in questo momento che Annibale avrebbe pronunciato la storica frase: “La guerra è perduta, Roma dominerà il mondo”.

Annibale aveva capito che senza l’appoggio di suo fratello Asdrubale e dei rinforzi che aspettava da mesi, la sua campagna in Italia era destinata al fallimento.

Conseguenze della battaglia del Metauro

La battaglia del Metauro rappresenta un grande spartiacque nella storia romana. Anche se Annibale e Asdrubale non avevano macchine d’assedio né alcun mezzo per conquistare una città, è possibile che se avessero concentrato le loro forze in un assalto a Roma, la città si sarebbe arresa e Cartagine avrebbe vinto la guerra.

Annibale era imbattuto in Italia e Asdrubale era conosciuto come il generale che aveva sconfitto e ucciso grandi generali romani.

E se Asdrubale non avesse perso tempo a Piacenza? E se le sue lettere non fossero state intercettate? E se avesse attaccato l’accampamento romano subito, appena accortosi della presenza di Nerone, anzichè tentare un disimpegno?

Tutte queste domande, per quanto affascinanti, rimarranno probabilmente senza risposta.

Articolo originale: Battle of the Metaurus di Joshua J. Mark (World History Encyclopedia, CC BY-NC-SA), tradotto da Federico Gueli

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