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La battaglia di Zama. Scipione Africano vs Annibale

Stampe di Roma

La battaglia di Zama è uno scontro tenutosi fra le truppe di Scipione Africano e Annibale che si è svolto il 19 ottobre 202 a.C. nella piana di Zama, vicino a Cartagine.

Zama ha segnato profondamente il destino dell’Europa e del mondo occidentale come lo conosciamo, tanto che lo storico Polibio scrisse che “tutti dovrebbero conoscere lo svolgimento di questa battaglia”.

Ma per capire appieno cosa sia successo e perché Scipione ne sia uscito vincitore è necessario spiegare il pensiero militare che fa da sfondo alle battaglie precedenti.

Scontro fra giganti. Annibale a Canne, Scipione ai Campi Magni

Comprendere Zama necessita di risalire, in realtà, all Battaglia di Canne. In quell’epico scontro, Annibale ebbe la meglio su un esercito romano molto più numeroso puntando su una tattica sopraffina.

Annibale concepì un fronte di soldati che fece finta d’indietreggiare, ma che in realtà inglobò i soldati romani in una trappola, anche grazie ad alcune unità nascoste che attaccarono ai lati e alla cavalleria che, senza difficoltà, colpì i legionari alle spalle in un accerchiamento totale e perfetto.

Una “manovra a tenaglia” che viene ancora oggi studiata nelle accademie militari.

Scipione, considerato l’eterno rivale di Annibale, ne è allo stesso tempo “studente”:  Scipione, che partecipa alla disfatta di Canne, osserva Annibale, ne studia le tecniche e ne propone una versione molto migliorata.

Dal momento che il classico schieramento romano prevede tre linee di soldati che si danno il cambio, Scipione decide di usare la seconda e la terza fila per scorrere rapidamente sui lati e alle spalle del nemico, avvolgendolo con una azione attiva e volontaria, anzichè tramite la spinta dell’avversario, che collabora inconsapevolmente.

E’ quanto avviene nella battaglia dei Campi Magni, 203 a.C, dove Scipione annientò gli eserciti di Asdrubale Giscone e Siface.

Infine, il 19 ottobre del 202 a.C., Annibale e Scipione, Maestro e Studente, diedero luogo ad uno scontro diretto.

La battaglia di Zama: lo schieramento di Annibale

Prima dello scontro, Annibale sa di avere a disposizione un numero maggiore di uomini, ma dalla qualità inferiore. La maggior parte è composta infatti da mercenari assoldati all’ultimo momento, e il vero nerbo del suo esercito è composto dai veterani della campagna d’Italia.

Gli elefanti sono animali che da sempre fanno parte dell’immaginario collettivo quando si parla Annibale, ma pochi sanno che il condottiero cartaginese li utilizzò in maniera intensiva solo nella Battaglia della Trebbia.

A Zama, Annibale è ormai perfettamente consapevole che i Romani hanno imparato a gestire questo tipo di animali e non si aspetta che il loro intervento sia risolutivo. Considerandoli come una prima onda d’urto, li posiziona in primissima fila.

La sua prima fila di fanteria, è composta da un numeroso gruppo di mercenari assoldati. Annibale li utilizzerà come forza di sfondamento. Lo stesso discorso vale per i cartaginesi africani posizionati in seconda linea che, per loro natura, difficilmente combattevano direttamente per la propria patria, a differenza dei romani che ne facevano una questione d’onore.

La vera forza di Annibale era costituita in realtà dalla terza linea, quella composta dai veterani d’Italia: soldati straordinari, dall’esperienza e dalla forza quasi sovrumana, che avevano combattuto con lui per 15 anni nella Campagna d’Italia.

La principale mossa di Annibale è il posizionamento di questi ultimi. Immaginando che Scipione non operi più come i generali prima di lui, ed essendo venuto evidentemente a conoscenza della sua abitudine di circondare l’avversario, Annibale stacca i veterani di qualche centinaio di metri, a costituire una riserva tattica.

La cavalleria viene schierata classicamente ai lati: anche in questo caso per preparazione e numero le truppe a cavallo di Annibale sono inferiori.

La battaglia di Zama: lo schieramento di Scipione

Scipione si trova a dover prima di tutto neutralizzare gli elefanti e per ottenere questo fondamentale risultato, dispone i suoi soldati diversamente dalla tipica formazione romana a scacchiera.

Sceglie infatti di disporre i manipoli in colonne ordinate, per creare dei “corridoi” tra una fila e l’altra. Gli elefanti verranno dirottati in questi spazi, di modo che attraversino l’esercito sbucando sul retro dello schieramento, senza colpire la fanteria.

Per non scoprire immediatamente la sua soluzione e rendere invisibili al nemico i suoi corridoi, posiziona i velites, i soldati leggeri dedicati a tirare le prime frecce e i primi giavellotti, immediatamente davanti per non rivelare questo suo cambiamento tattico. Questo diversivo ha però un prezzo da pagare: il condottiero romano rinuncia alla tipica mobilità dei manipoli.

La fanteria ha il compito, al momento opportuno, di avviare la sua manovra avvolgente ai danni dell’esercito cartaginese.

Alla sua sinistra, Scipione schiera la cavalleria italica guidata da Lelio, suo fidatissimo, mentre sulla sua destra l’alleato Massinissa con i terribili numidi.

Lo schieramento complessivo all’inizio della battaglia era il seguente:

La battaglia di Zama: lo svolgimento

scipione vince la battaglia di zama

Inizia la battaglia e gli elefanti di Annibale attaccano con forza, ma il piano di Scipione funziona alla perfezione e i pachidermi vengono presto resi inoffensivi grazie ai velites, che dirottano gli animali nei corridoi e si occupano di tenerli impegnati lontano dal campo di battaglia.

Anche le rispettive cavallerie entrano in contatto e quelle romane presto prevalgono per preparazione e forza, costringendo l’avversario a fuggire. Lelio e Massinissa inseguono gli avversari.

Sul campo di battaglia rimangono i due contendenti in compagnia della sola fanteria.

La prima linea di Scipione composta dagli Hastati e la seconda, quella dei Princeps, combatte con estremo vigore contro l’avversario e sembra avere la meglio sulle due rispettive linee dei mercenari cartaginesi.

A questo punto, Scipione si prepara ad utilizzare la manovra avvolgente, ovvero muovere i suoi soldati delle retrovie per scorrere sui fianchi e sul retro dei nemici e circondarli.

Ma la porzione di veterani che Annibale ha staccato e posizionato più lontana renderebbe la manovra di Scipione troppo lunga e pericolosa. E questo disinnesca, a sorpresa, l’asso nella manica di Scipione.

A questo punto la battaglia ha una sorta di pausa, dove i due generali riorganizzano le loro forze.

Annibale registra una parte dei soldati mercenari in fuga, mentre altri riescono a rientrare nei ranghi. Alchè crea una sola fila di fanteria con i mercenari sui lati e i veterani al centro, che avanza compatta contro il nemico.

A Scipione, privo della sua manovra avvolgente, non rimane che allungare la fila dei suoi soldati per pareggiare quella di Annibale ed evitare un aggiramento.

Le due file hanno una differenza fondamentale: quella di Annibale ha al centro i veterani freschi e riposati, mentre quella romana ha legionari spossati dal combattimento precedente con le due file di nemici precedenti.

Si può dire che, tatticamente, Annibale gioca le sue carte meglio di Scipione.

Per quale motivo vincono i romani e non Annibale?

C’è chi lo chiama destino: in realtà è una questione d’onore. Sono gli legionari sconfitti a Canne, umiliati e senza diritti, quelli posizionati al centro della fila di Scipione.

Se avessero vinto, sarebbero diventati degli eroi. Una nuova sconfitta, avrebbe significato il disonore eterno, come già dopo Canne. Avrebbero perso tutti i diritti di cittadino romano, non avrebbero potuto più votare, nemmeno abitare nelle città. Le loro famiglie coperte di vergogna per sempre.

Fu la loro voglia di rivalsa e il desiderio di riconquistare l’onore che conferì a quei soldati una carica che Annibale non poteva prevedere. E per cui non aveva ricette.

Con la sovrumana resistenza del centro di Scipione, Annibale non riuscì a disarticolare la compagine nemica. Le cavallerie di Lelio e di Massinissa, una volta tornate sui loro passi, colsero i cartaginesi alle spalle e ne fecero massacro.

Conclusioni

La battaglia di Zama mette a confronto due fra le più grandi menti militari della storia antica e probabilmente della storia umana.

Saremmo scorretti a non riconoscere quanto Annibale abbia giocato bene, forse meglio, le sue carte sul piano tattico. Di fatti, il cartaginese rimane da solo con la sua fanteria in una posizione di vantaggio, mentre Scipione, senza l’azione avvolgente, può contare solamente sulla resistenza dei singoli legionari.

Ma la differenza la fa il soldato. La figura del cittadino-soldato è una variabile che Annibale non poteva prevedere. La tempra del legionario, la sua capacità di coesione sapientemente organizzata e gestita da une mente tattica geniale si è rivelata un ingrediente insuperabile.

In fondo, Annibale gioca meglio, ma perde. Scipione gioca bene, e non perde. Ma il vero trionfatore è il legionario romano: sporco, impolverato, esausto, vittorioso.

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