La coppa di Licurgo: la nanotecnologia degli antichi romani

Stampe di Roma

La coppa di Licurgo è una coppa di vetro dell’antica Roma datata IV secolo d.C realizzata con vetro dicroico, che mostra un colore diverso a seconda della sorgente dell’illuminazione. La coppa si presenta di colore rosso quando viene illuminata da dietro e verde quando illuminata davanti.

Si tratta dell’unico oggetto di vetro del periodo romano giunto integro fino a noi e dotato di queste caratteristiche straordinarie. La coppa di Licurgo è quella che mostra il cambiamento di colore più impressionante di tutti i reperti a nostra disposizione ed è stato descritto dai principali esperti del mondo come “il vetro più spettacolare del periodo antico che sappiamo essere esistito “.

La coppa costituisce anche un raro esempio di coppa diatrèta, realizzata con una gabbia di metallo che sorregge la tazza dove il vetro è stato accuratamente tagliato e molato per far risaltare la gabbia decorativa sulla superficie.

Il reperto è interessante anche sotto il profilo artistico: la maggior parte delle coppie di questo tipo è dotata di un semplice disegno geometrico astratto, mentre questo esemplare mostra una composizione di figure che racconta la leggenda del Re Licurgo che tentò di uccidere Ambrosia, seguace del Dio Dioniso. La ragazza viene trasformata in una liana che si attorciglia attorno al Re infuriato e lo soffoca fino ad ucciderlo.

L’effetto dicroico è stato ottenuto aggiungendo alle vetro delle nanoparticelle di oro e di argento disperse in maniera uniforme. Il processo utilizzato per ottenere questo risultato rimane assolutamente poco chiaro, ed è probabile che non sia stato né voluto né compreso dagli stessi produttori, i quali potrebbero aver raggiunto l’obiettivo con una contaminazione accidentale da parte di polvere d’oro e di argento macinata durante lavorazioni precedenti.

La quantità straordinariamente piccola di oro e di argento lascia pensare che i vetrai potrebbero non essersi nemmeno resi conto di quanto stavano realizzando. Comunque sia, l’effetto ottenuto è decisamente fuori dal comune.

La storia della Coppa di Licurgo

La coppa venne realizzata a Roma o ad Alessandria d’Egitto nel periodo dal 290 al 325 d.C in misura 16,5 cm x 13,2 cm. 

La coppa potrebbe essere stata destinata alle celebrazioni del culto del Dio Bacco, rito della vita religiosa romana ancora attivo intorno al 300 d.C. Una lettera presumibilmente dell’imperatore Adriano a suo cognato Serviano, citata nella biografia della Historia Augusta, ricorda esattamente il dono di due coppie dicroiche.

Il testo recita: “Ti ho inviato due coppe che cambiano colore, presentatemi dal sacerdote di un tempio. Sono dedicate a te e a mia sorella. Vorrei che tu li usassi nei banchetti nei giorni di festa”.

Date le eccellenti condizioni  di conservazione è probabile che, come tanti altri oggetti di lusso del periodo romano, sia sempre stata conservata fuori dalla terra: il più delle volte questi oggetti venivano mantenuti al sicuro nei tesori delle Chiese cristiane. In alternativa, potrebbe essere stata conservata e recuperata all’interno di un sarcofago.

La storia successiva della coppa è poco conosciuta: ne troviamo menzione solamente in una stampa del 1845, quando uno scrittore francese disse di averla vista “alcuni anni fa, nelle mani di M. Dubois”. Siamo certi che il magnate Lionel de Rothschild lo possedeva nel 1857 tanto che l’esploratore Gustav Friedrich Vagen lo vide nella collezione del Rothschild e lo descrisse in condizioni “barbare e degradate”.

L’attuale piede in bronzo dorato che fa da supporto alla coppa è stato aggiunto attorno al 1800, suggerendo che questo potrebbe essere uno degli oggetti prelevati dai tesori rubati durante la rivoluzione francese. 

Nel 1862 Rothschild lo prestò ad una mostra che si tenne all’attuale Victoria and Albert Museum, dopo di che, sparì dalla circolazione fino al 1950. Nel 1958 Lord Rothschild lo vendette al British Museum per ventimila sterline, di cui 2000 vennero donate alla fondazione Art Sound.

Nel 1958 il piede venne rimosso dai esperti del British Museum e fu ricongiunto alla coppa solo nel 1973.

La coppa fa ora parte del dipartimento di preistoria e storia dell’Europa del British Museum, esposta ed illuminata da dietro nella sala 50. Nel 2015 venne nuovamente esposta con un nuovo allestimento nella stanza 2A, con una sorgente luminosa mutevole che mostrava efficacemente il cambiamento di colore agli occhi dei visitatori. Nell’ottobre del 2015 il reperto è stato spostato nella sala 41.

L’iconografia della Coppa di Licurgo

La figura del Re di Tracia Licurgo, legato da una vite e nudo senza calzature, è affiancata a sinistra da Ambrosia, accovacciata, in scala notevolmente ridotta. Dietro di lei, uno dei satiri del Dio Dioniso (mostrato in forma umana) sta su un solo piede mentre si prepara a scagliare una grande roccia contro il Re Licurgo. 

Alla destra di Licurgo viene mostrata una figura del Dio Pan, e ai suoi piedi una pantera dall’aspetto più simile ad un cane, il tradizionale compagno di Dioniso, il cui volto è scomparso ma che presumibilmente stava per attaccare il Re, mordendolo al braccio destro.

Dioniso porta un Tirso, il bastone speciale del Dio e dei suoi seguaci: il suo abito ha una connotazione orientale, forse indiana, che riflette l’iconografia degli antichi greci, che attribuivano a questo Dio un’origine appunto orientale.

È stato suggerito da alcuni studiosi che questa scena, non molto comune nelle produzioni romane, fosse in realtà un riferimento alla sconfitta dell’imperatore Licinio, battuto da Costantino I nel 324 d.C. Un’altra ipotesi è che il cambiamento di colore dal verde al rosso rifletta il grado di maturazione dell’uva, il che si accorderebbe perfettamente con la rappresentazione della scena che coinvolge il Dio del vino.

L’immagine del Dio Dioniso e dell’attacco al Re Licurgo ha alcune rappresentazioni simili: il parallelo più vicino alla scena rappresentata sulla coppa è in uno dei mosaici absidali che si trovano nella villa del Casale in Piazza Armerina a Roma. Vi è anche un mosaico ad Antiochia sull’Oronte e una rappresentazione simile in un sarcofago del secondo secolo che si trova a Villa Parisi, presso Frascati.

C’è anche un mosaico pavimentale di Vienna che rappresenta il solo Re Licurgo attaccato dalla vite.

Le caratteristiche del vetro della Coppa di Licurgo

Per ottenere questo straordinario risultato, si stima sia stata aggiunta una parte di argento ogni 330 milioni parti di vetro, e una parte d’oro ogni 40 milioni parti di vetro.

Le particelle hanno un diametro di circa 70 nanometri e sono state incorporate nel vetro, e dunque non possono essere viste se non al microscopio elettronico a trasmissione: le dimensioni di queste particelle si avvicinano alle dimensioni della lunghezza d’onda della luce visibile, tanto da verificarsi un effetto noto come “Risonanza plasmonica di superficie “.

Le particelle formano una lega di argento e oro che influisce sulla luce: se illuminate da dietro, le minuscole particelle metalliche sono abbastanza grandi da riflettere la luce senza eliminare l’onda di trasmissione. Nella luce trasmessa, le particelle disperdono l’estremità blu dello spettro in modo più efficace rispetto all’estremità rossa: il colore rosso è dunque quello che “rimane” ed è quello osservabile ad occhio nudo.

La stessa cosa, ma con un effetto finale verde, avviene se la sorgente della luce è opposta.

L’interno della coppa e perlopiù liscio, ma dietro le figure principali il vetro è stato scavato più del necessario, dando un colore uniforme quando attraversato dalla luce. Questa è una caratteristica unica tanto che gli studiosi non credono in una azione volontaria da parte dei creatori, quanto da un incidente dovuto forse a un ripensamento in corso d’opera.

Forse per un incidente di fabbricazione che i vetrai sono stati costretti a correggere durante il tempo ha permesso, loro malgrado, di far risplendere la luce con ancora più efficacia.

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