Il discorso tra Scipione e Annibale prima della battaglia di Zama

Stampe di Roma

Publio Cornelio Scipione e Annibale, poco prima della battaglia di Zama, si incontrarono. Si trovarono l’uno di fronte all’altro, come un atto diplomatico che racchiude in sé il confronto tra due culture e due mondi, che stavano per scontrarsi.

Annibale aveva compiuto una delle più grandi imprese militari di tutti i tempi: valicando le Alpi e scendendo nella penisola italica, aveva inflitto ai romani una quantità sconsiderata di sconfitte, soprattutto a Canne, universalmente riconosciuta come la peggiore disfatta dell’esercito romano di tutti i tempi. 

Scipione, in realtà allievo militare di Annibale, generale che lo ammira e che impara da lui, è il conquistatore della Spagna, colui che rimuove la presenza cartaginese dalla penisola iberica, e che porta la guerra in Africa, cambiando in maniera determinante le sorti del conflitto.

Più nessun romano ha concesso ad Annibale uno scontro sul campo di battaglia: solamente Scipione lo fa, consapevole che, in quella occasione, sta dimostrando ai romani, ma soprattutto a se stesso, di avere imparato dal maestro e di averlo superato.

Ma prima della battaglia di Zama, Scipione e Annibale si incontrano:  un momento memorabile della storia romana che ci viene tramandato con precisione da Polibio che nelle sue “Storie romane”, al capitolo 15.6, ci riferisce le loro parole.

L’incontro e le parole di Annibale

Scipione inviò alcuni messaggeri al generale cartaginese, informandoli che era pronto ad incontrarlo e a discutere con lui dell’andamento della guerra. Sentendo tutto ciò, Annibale trasferì i suoi accampamenti a poche centinaia di metri da quelli di Scipione e si accampò su un colle che sembrava in posizione favorevole, nonostante il rifornimento di acqua dipendesse da un torrente lontano, il che provocava notevole fatica ai suoi soldati.

Il giorno dopo, entrambi i comandanti avanzarono dai loro accampamenti, assistiti da alcuni cavalieri di guardia, e si incontrarono.

I due Generali si allontanarono dalle rispettive scorte, e, accompagnati solamente da un interprete, si avvicinarono l’un l’altro. Dopo il consueto saluto, Annibale fu il primo a parlare. 

Annibale disse che nei suoi desideri i romani non avrebbero mai dovuto volere alcun possesso al di fuori dell’Italia, e nemmeno i cartaginesi avrebbero dovuto conquistare territori fuori dalla Libia. Si trattava di due imperi nobili, destinati dalla natura a comandare. Tuttavia, le rispettive pretese sul possesso della Sicilia li avevano resi nemici, e la stessa cosa era accaduta in Spagna.

E dal momento che nessuno dei due imperi aveva imparato dalle sconfitte ricevute, la situazione si era aggravata così tanto che ognuna delle due nazioni aveva messo in pericolo lo stesso suolo della sua patria. Appunto per questo motivo, non restava che combattere al meglio per placare l’ira degli Dei e porre fine a tutti i sentimenti di ostilità. 

Annibale si dichiara pronto a combattere, perché aveva imparato per esperienza che la fortuna è la cosa più volubile del mondo, che si inclina in favore dell’uno o dell’altro al minimo pretesto, trattando gli uomini come fanciulli.

Annibale invita a questo punto Scipione a considerare bene la situazione: secondo lui, il modo migliore per gestire una avversità è scegliere il male minore. Quale uomo di buon senso, si chiede Annibale, sceglierebbe deliberatamente di correre il rischio di una sconfitta, che per Scipione è proprio davanti a lui?

“Se ci conquisti –  dice Annibale a Scipione – non aggiungerai nulla di importante alla tua gloria o a quella del tuo paese, mentre se sarai sconfitto, sarai stato tu stesso il mezzo per cancellare tutti gli onori e le glorie che hai già conquistato.”

Dove vuole arrivare Annibale con il suo discorso? La proposta è che i romani conservino tutti i paesi per i quali finora ha conteso con Cartagine, ovvero la Sicilia, la Sardegna e la Spagna. I cartaginesi, invece, si impegneranno a non fare mai la guerra a Roma per questi territori. 

Anche tutte le isole comprese tra l’Italia e la Libia apparterranno a Roma, senza che Cartagine cerchi di strappare ai romani il possesso di questi luoghi.

La risposta di Scipione

Il discorso di Annibale, uomo più grande di Scipione, il suo maestro, il suo punto di riferimento, è molto serio e organizzato logicamente. Ma arriva la risposta di Scipione.

Secondo il generale romano, nè la Sicilia nè la Spagna sono state aggredite dai romani, ma è noto come siano stati i cartaginesi ad attaccare, e nessuno lo sa meglio che lo stesso Annibale. Gli Dei sanno che le cose stanno in questo modo, e lo hanno confermato concedendo ai romani la vittoria.

Le battaglie dei romani, peraltro, non sono state un capriccio, ma solamente delle azioni di autodifesa.

Scipione afferma che è pronto, come qualunque altro uomo, a tenere conto dell’incertezza della fortuna, facendo del suo meglio per non dimenticarsi mai della debolezza e dell’infermità umana.

Ma nonostante questo, i romani sono entrati in Libia e hanno conquistato il paese. Scipione ricorda ad Annibale che i suoi connazionali sono stati tutti battuti, e quando hanno rivolto fervide preghiere di pace, sono stati stipulati dei trattati scritti, nei quali è stato previsto che i cartaginesi avrebbero restituito i prigionieri senza riscatto, avrebbero consegnato tutte le loro navi da guerra, assieme al pagamento di 5000 talenti e alla consegna di ostaggi.

Questi erano i termini che lui e i generali cartaginesi sconfitti avevano reciprocamente concordato. I romani hanno acconsentito a concedere questi termini, ottemperando alle preghiere dei cartaginesi. Il Senato si era dimostrato d’accordo e anche il popolo aveva ratificato il trattato.

Ma sebbene avessero ottenuto tutto ciò che avevano chiesto, i cartaginesi stessi avevano annullato il patto con un atto di perfidia nei confronti dei romani. Scipione chiede ad Annibale che cosa dovrebbe fare: ritirare le clausole più severe del trattato? 

Dovrebbe lui concedere questo favore ai cartaginesi? In modo tale da dare loro una specie di ricompensa per il loro tradimento? in modo da insegnargli a oltraggiare i loro benefattori? o dovrebbe concedere tutto ciò solo per avere la loro gratitudine?

Scipione ricorda che i cartaginesi avevano ottenuto tutto quello che avevano chiesto come supplici, ma non appena erano venuti a conoscenza della presenza di Annibale e credendo di avere una magra speranza di successo, avevano subito trattato i romani come nemici pubblici e li avevano odiati ferocemente. 

In queste circostanze, se alle condizioni imposte si fosse aggiunta una clausola ancora più severa, si sarebbe potuto rinviare il trattato al popolo, ma se avesse dovuto ritirare qualcuna di queste condizioni, il popolo romano non l’avrebbe mai accettato.

Qual è allora la conclusione del discorso, si chiede lo stesso Scipione?

I cartaginesi devono sottomettersi ai romani in maniera incondizionata, oppure conquistarli sul campo.

La trattativa era conclusa: i due generali si salutarono in segno di rispetto, e dopo questi discorsi si allontanarono, senza contrattare ulteriori termini di pace. 

Il mattino seguente, sarebbe iniziata la battaglia di Zama.

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