Eliogabalo: vita e morte dell’imperatore transessuale di Roma

Stampe di Roma

Marco Aurelio Antonino Augusto, noto come Eliogabalo, fu imperatore romano dal 218 al 222 d.C.

Di origine siriana, Eliogabalo fu guidato in particolar modo dalla madre e dalla nonna e cercò di sdoganare il culto del Dio Elagabal, in palese contraddizione con i costumi romani.

Si dedicò ad una vita di lussuria e di eccessi, che scontentarono la guardia pretoriana, la quale decise per la sua esecuzione in favore del successore, il cugino Alessandro Severo.

La giovinezza e il sacerdozio per il Dio Elagabal

Eliogabalo nacque attorno all’anno 203 d.C da Sesto Vario Marcello e da Giulia Soemia Bassiana. La sua famiglia era importante ed influente: il padre era un membro della classe degli Equites, ma in seguito fu elevato al rango di senatore per una serie di meriti politici e militari.

La nonna, Giulia Mesa, era vedova di un ex console, Giulio Avito, e cognata dell’imperatore Settimio Severo, mentre la madre era cugina dell’imperatore Caracalla.

Eliogabalo aveva un fratello maggiore di cui non conosciamo il nome. Altri parenti importanti includevano la zia, Julia Avita Mamea e lo zio Marco Marciano, i quali avevano dei figli, tra cui Alessandro Severo, che sarebbe diventato imperatore al posto di Eliogabalo.

La famiglia di Eliogabalo, sin dalla sua nascita, deteneva i diritti ereditari per il sacerdozio del Dio del sole Elagabal, di cui Eliogabalo era il sommo sacerdote e che esercitava nella città di Emesa, odierna Homs, nella Siria romana.

Il Dio Elagabal venne venerato inizialmente nella zona attorno alla città di Emesa, ma ben presto il suo culto iniziò a diffondersi presso altre zone dell’impero romano, attorno al II secolo d.C, tanto che troviamo alcune dediche ad Elagabal anche presso la città di Woerden, in Olanda, presso il confine settentrionale del Limes romano.

Questo Dio venne successivamente importato ed assimilato con il Dio del sole di Roma, conosciuto come Sol Indiges, durante il periodo repubblicano e Sol Invictus, durante il II e il III secolo dell’impero.

La salita al potere di Eliogabalo

L’imperatore Caracalla era stato recentemente ucciso dalla sua guardia pretoriana e in particolare da uno dei suoi generali, Macrino, che ne aveva preso il posto. Macrino, appena arrivato al potere, si preoccupò di annientare tutti i possibili pretendenti al trono e di assicurare la successione a suo figlio Diadumeniano.

La famiglia di Eliogabalo apparteneva ai possibili avversari, e per questo l’imperatore condannò Giulia Mesa, le sue due figlie e il nipote, Eliogabalo, ad essere esiliati nella loro tenuta ad Emesa, in Siria. Giulia Mesa, tuttavia, non si rassegnò al destino che le era stato preparato da Macrino, e organizzò un audace piano, insieme al suo fidato consigliere nonché tutore di Eliogabalo, Gannys, per rovesciare Macrino ed elevare il quattordicenne Eliogabalo al trono imperiale.

La donna iniziò a dichiarare pubblicamente che Eliogabalo era il figlio illegittimo dell’ex imperatore Caracalla, notizia che attrasse immediatamente l’attenzione e la lealtà dei soldati e dei senatori romani che avevano giurato fedeltà a Caracalla qualche anno prima.

Giulia Mesa corruppe, grazie alla sua notevole ricchezza, anche la III legione, la quale giuro fedeltà ad Eliogabalo e promise di difenderlo a tutti i costi.

All’alba del 16 maggio del 218 d.C, il comandante della legione, Publio Valerio Comazon, dichiarò Eliogabalo Imperatore. Il ragazzo, per rafforzare la sua legittimità attraverso la propaganda, assunse i nomi di famiglia che erano appartenuti a Caracalla, Marco Aurelio Antonino.

Macrino, comprendendo il pericolo per il suo potere, inviò subito un esercito guidato dal suo prefetto del Pretorio, Ulpio Giuliano, per schiacciare la ribellione. Ma le cose per Macrino andarono molto male: i legionari che avrebbero dovuto combattere Eliogabalo si unirono spontaneamente alla sua fazione, tradendo i loro comandanti sul campo.

Gli ufficiali dissidenti vennero uccisi e la testa di Giuliano venne rispedita all’imperatore Macrino.

Macrino inviò allora una serie di lettere al Senato denunciando Eliogabalo come un usurpatore e sostenendo che era pazzo. Il Senato dichiarò guerra sia ad Eliogabalo che alla madre.

Ma nonostante il Senato avesse ufficialmente appoggiato la posizione di Macrino, lui e suo figlio vennero traditi dalla diserzione della seconda Legione a causa delle golose tangenti che erano state garantite da Giulia Mesa. I soldati di Macrino vennero sconfitti l’8 giugno del 218 d.C, nella battaglia di Antiochia dalle truppe di Eliogabalo comandate da Gannys.

Macrino fuggì verso l’Italia, opportunamente travestito, ma fu intercettato nei pressi della città di Calcedonia, portato nella regione della Cappadocia e lì giustiziato. Anche suo figlio Diadumeniano cercò di mettersi in salvo presso la corte dei Parti ma fu catturato vicino alla città di Zeugma, e anche lui messo a morte.

Eliogabalo dichiarò che la data della vittoria di Antiochia corrispondeva ufficialmente all’inizio del suo regno e assunse i titoli imperiali senza aspettare l’approvazione del Senato. L’atto violava pesantemente la tradizione, anche se questa pratica stava iniziando a diventare sempre più comune tra gli imperatori del III secolo.

Uno dei primi atti di Eliogabalo fu quello di inviare delle lettere a Roma per riconciliarsi con il Senato, spiegare le ragioni per cui si era rapidamente attribuito il titolo di Imperatore, e avviare alcune azioni politiche calcolate, come quella di concedere l’amnistia a diversi aristocratici ed annullare tutti i provvedimenti che erano stati presi da Macrino e da suo figlio.

I senatori risposero riconoscendo Eliogabalo come legittimo Imperatore e accettando la sua volontà di essere figlio legittimo di Caracalla. Sia la figura di Caracalla che di Giulia Domna furono divinizzate per ordine del Senato, e anche Julia Mesa e Julia Soemia, vennero elevate per ordine senatoriale al rango di Auguste.

Nel frattempo, Macrino e Diadumeniano vennero condannati alla pena della Damnatio Maemoriae, che prevedeva la completa cancellazione di tutte le tracce del loro governo e della loro vita, in modo che i posteri non potessero ricordarli.

Venne premiato anche l’ex comandante della terza legione, Comazon, che fu nominato comandante della Guardia pretoriana.

Eliogabalo come Imperatore

Eliogabalo e il suo seguito trascorsero l’inverno del 218 d.C in Bitinia a Nicomedia, e già in quella prima fase le credenze religiose dell’Imperatore si presentarono come un problema. Sembra che il suo tutore, Gannys, abbia cercato di dissuaderlo dal diffondere delle credenze religiose così contrarie alle classiche istituzioni romane, ma secondo Dione Cassio, Eliogabalo lo avrebbe messo a morte in quanto non aveva la minima intenzione di vivere “prudentemente” come gli veniva suggerito dal tutore.

Con un atto di decisa sfrontatezza, Giulia Mesa fece inviare a Roma un dipinto del Dio Elagabal, con l’ordine che venisse appeso vicino alla statua della Dea Vittoria in Senato. In questo modo, i senatori erano costretti a offrire le loro preghiere e i loro sacrifici ad entrambi gli Dei.

Le legioni furono costernate dal comportamento del nuovo imperatore e ben presto si pentirono di averlo supportato. Mentre Eliogabalo era ancora in viaggio verso Roma, scoppiarono infatti delle rivolte presso la IV legione, istigate dal comandante Gellio Massimo, il quale era stato niente meno che il responsabile dell’elevazione al trono di Eliogabalo.

Ma la sommossa venne immediatamente soffocata e la legione fu sciolta.

Quando Eliogabalo, assieme alla sua corte, raggiunse Roma nell’autunno del 219 d.C, Comazon e altri alleati di Giulia Mesa ricevettero premi e conquistarono posizioni politiche di alto rilievo, con estrema perplessità di molti senatori che non li consideravano affatto degni di tali privilegi. Comazon, ad esempio, venne nominato per due volte console e per tre volte prefetto della città di Roma.

Uno dei primi provvedimenti di Eliogabalo, di natura prettamente finanziaria, fu quello di svalutare la moneta: decise di ridurre la purezza del denario d’argento dal 58% al 46,5%, così che il peso effettivo dell’argento passò da 1,80 a 1.41 grammi. In maniera simile, diede ordine di svalutare la moneta conosciuta come Antoniniano.

Nel frattempo, Eliogabalo provvide personalmente ad eseguire un’altra serie di nomine, basate esclusivamente sul suo gusto personale: fece dichiarare un tale di nome Cesare, suo presunto amante, come alto funzionario, mentre un altro suo compagno, l’atleta Aurelio Zotico, fu nominato per una carica non amministrativa, ma comunque influente, detta “Cubicularius”, ovvero stretto collaboratore dell’imperatore.

Mantenne la sua promessa di concedere l’amnistia ad una vasta serie di aristocratici che erano sotto processo, il che suscitò le proteste di uno dei più grandi giuristi del suo tempo, Ulpiano, che per tutta risposta fu esiliato.

La madre e la nonna di Eliogabalo divennero le prime donne a poter entrare in Senato e ricevettero allo stesso modo dei titoli senatoriali che erano sempre stati appannaggio dei soli uomini: Soemia venne nominata come “Clarissima” e Mesa venne nominata “Madre dell’accampamento, dell’esercito e del Senato “.

Le due donne esercitarono sempre una straordinaria influenza sul giovane imperatore e si può dire che detennero, di fatto, il controllo sulla politica romana per tutto il regno di Eliogabalo.

La dottrina religiosa di Eliogabalo

Sin dal regno di Settimio Severo, il culto del Sole si era diffuso sempre di più in tutto l’impero. Eliogabalo vide la rapida crescita di questo credo come una opportunità per sdoganare la venerazione di Elagabal, con l’obiettivo di acclararlo come divinità principale del Pantheon romano. Il Dio Elagabal venne ribattezzato “Deus Sol Invictus” e onorato anche più di Giove.

In segno di rispetto per l’antica religione di Roma, tuttavia, Elagabalo promosse anche il culto di Dee come Astarte, Minerva e Urania. L’unione tra il Dio Elagabal e una tradizionale Dea romana servì quindi a rafforzare i legami tra la nuova religione e il classico culto Imperiale.

Eliogabalo compì anche un altro atto che sconvolse la cittadinanza romana: decise di sposare la sacerdotessa Vestale Aquilia Severa, sostenendo che il matrimonio con la donna avrebbe prodotto dei figli simili a divinità.

Le sacerdotesse vestali, da sempre, erano vergini e non potevano avere rapporti sessuali di alcun tipo. Il fatto che l’imperatore sposasse e avesse rapporti con una vergine Vestale rappresentava una violazione gravissima della classica religione romana.

Il culto promosso dal nuovo imperatore si tradusse anche nella costruzione di un sontuoso tempio chiamato Elagabalium, che fu eretto sul lato est del colle Palatino: all’interno del tempio, veniva rappresentato il Dio vestito di nero con i simboli tipici della città di Emesa.

Al fine di diventare il sommo sacerdote della sua nuova religione, Eliogabalo decise di farsi circoncidere. E non solo: costrinse i senatori a guardarlo mentre danzava intorno all’altare del nuovo Dio, accompagnato dal suono di tamburi e di cembali. Ogni solstizio d’estate veniva inoltre organizzata una festa dedicata alla nuova divinità, che mano mano divenne sempre più popolare tra le masse, per via della distribuzione di cibo gratuito connessa alla festività.

Durante questa festa, Eliogabalo pose una pietra che rappresentava Elagabal, nota come “Pietra di Emesa”, su un carro adorno di oro e di gioielli, che fece sfilare per tutta la città. Si trattava di un carro trainato da sei cavalli bianchi, riccamente adornati con ogni genere di gioielli. Sul carro non vi era nessuno che tenesse le redini, ma questo veniva spinto di nascosto da uomini ai fianchi delle ruote, cosicché sembrasse che questo venisse sospinto per volere divino.

Eliogabalo sfilava immediatamente dietro al carro, impersonando Elagabal. Tutti i principali simboli della classica religione romana vennero trasferiti per ordine dell’imperatore nel tempio di Elagabalium, incluso il simbolo della grande madre, il fuoco di Vesta, e gli scudi sacri dei sacerdoti Salii, in modo tale che nessun Dio romano potesse essere venerato, se non assieme ad Elagabal.

L’ambigua sessualità di Eliogabalo

L’orientamento sessuale di Eliogabalo è un tema piuttosto confuso, a causa delle innumerevoli fonti inattendibili e di racconti palesemente avversi all’imperatore. Sembra che Eliogabalo, nel corso del suo regno, abbia sposato e divorziato da cinque donne, tre delle quali sono a noi note.

La prima si chiamava Julia Cornelia Paula, mentre la seconda era la già citata Vestale, Giulia Aquilia Severa. Sembra che l’imperatore, appena sposatosi con lei, l’abbia abbandonata per risposarsi con Annia Aurelia Faustina, discendente diretta dell’imperatore Marco Aurelio e vedova di un uomo recentemente fatto giustiziare proprio da lui.

Tuttavia il rapporto non durò a lungo, ed Eliogabalo ritornò ad unirsi alla sua seconda moglie entro la fine dello stesso anno. Secondo lo storico romano Dione Cassio, la relazione più stabile di Eliogabalo sarebbe stata con il suo cocchiere, uno schiavo dai capelli biondi di nome Hierocles, che l’imperatore stesso definiva come “marito“.

La Historia Augusta, afferma anche che Eliogabalo avrebbe sposato un uomo di nome Zotico, un atleta che proveniva dalla città di Smirne, in una cerimonia pubblica che si tenne a Roma. In quella occasione, Eliogabalo si sarebbe dipinto gli occhi e depilato i capelli per indossare una parrucca, non prima di essersi prostituito nelle taverne, nei bordelli e persino nelle sale del palazzo imperiale.

Come racconta lo stesso Dione Cassio: ” Eliogabalo portò i suoi amanti nelle stanze del palazzo imperiale e lì commise le sue indecenze, facendosi trovare sempre nudo sulla porta della stanza, come fanno le meretrici, scuotendo le tende d’oro, mentre con voce dolce e languida sollecitava i passanti ad unirsi sessualmente a lui.

Naturalmente, vi erano uomini che erano stati appositamente istruiti per unirsi all’imperatore.

Come in tante altre cose, Eliogabalo pretendeva che una numerosa serie di schiavi cercassero di soddisfare al meglio la sua lussuria. Raccoglieva il denaro dai suoi clienti e si dava arie di produrre grandi guadagni. Era solito vantarsi di fronte agli altri di guadagnare molti più soldi degli altri prostituti, di avere i maggiori rapporti sessuali e i maggiori incassi.”

Un altro storico, Erodiano, racconta invece di come Eliogabalo fosse solito aumentare la sua già naturale bellezza con l’applicazione regolare di creme e cosmetici. La fonte ci racconta di quanto l’imperatore fosse deliziato dall’idea di essere chiamato “signora, moglie, e Regina di Eracle” e sembra che abbia offerto una ingente quantità di denaro ad un medico per farsi asportare il pene e diventare in tutto e per tutto come una donna.

Alcune fonti antiche, e alcuni storici moderni, identificano in Eliogabalo il primo importante transessuale della storia.

La fine del regno di Eliogabalo

Nel 211 d.C le eccentricità di Eliogabalo, in particolare la sua relazione con Hieracle, avevano pesantemente scontentato la guardia pretoriana, che si vergognava di servire un tale imperatore. Quando la nonna di Eliogabalo, Giulia Mesa, si rese conto che il malcontento stava superando i livelli di guardia, decise, assieme alla madre di Eliogabalo, di contenere il carattere del ragazzo, e nel frattempo di cercare un successore.

La scelta ricadde sul nipote di Avita Mamea, il tredicenne Alessandro Severo. Grazie all’influenza che le donne avevano su Eliogabalo, riuscirono a convincere l’imperatore che suo cugino Alessandro aveva bisogno del suo aiuto e della sua protezione e che sarebbe stata una buona mossa attribuirgli il titolo di Cesare.

Eliogabalo accettò e Alessandro condivise il consolato con lui in quello stesso anno.

Tuttavia, Eliogabalo iniziò rapidamente a sospettare che qualcuno stesse tramando per spodestarlo in favore di Alessandro e il suo comportamento nei confronti del cugino cambiò radicalmente. Decise di rimuovergli tutti i titoli onorifici, revocò il suo consolato e fece circolare la notizia che Alessandro stava per morire, per vedere come avrebbero reagito i pretoriani.

Ne segui una grande sommossa: la guardia dell’imperatore chiese di poter vedere di persona sia Eliogabalo che Alessandro nel campo Pretorio.

La morte di Eliogabalo

Eliogabalo fu costretto ad accettare la richiesta dei pretoriani e l’11 marzo del 222 d.C si presentò assieme alla madre, Giulia Soemia, e al cugino, presso il campo Pretorio. Al loro arrivo, i pretoriani cominciarono ad acclamare Alessandro come nuovo imperatore e ignorarono Eliogabalo.

Infuriato, Eliogabalo ordinò l’arresto e l’esecuzione sommaria di chiunque avesse preso parte a questa dimostrazione di insubordinazione: per tutta risposta, i membri della guardia pretoriana attaccarono Eliogabalo e sua madre.

Eliogabalo tentò di fuggire, ma venne rapidamente catturato e ucciso all’età di 18 anni. Sua madre lo abbracciò e si strinse forte a lui, morendo insieme al figlio. Le loro teste furono mozzate e i loro corpi, dopo essere stati denudati, furono trascinati per tutta la città. Infine, il corpo della madre fu gettato in un luogo non precisato, mentre quello di Eliogabalo venne buttato nel Tevere.

Dopo il suo assassinio, molti compagni e uomini fedeli ad Eliogabalo vennero deposti o uccisi, incluso il suo storico amante Ierocle. I suoi riti religiosi vennero annullati e il culto di Elagabal abolito: la grande pietra che rappresentava il Dio, venne rispedita alla città di Emesa.

Alle donne venne nuovamente vietato di partecipare alle riunioni del Senato, come aveva sempre previsto la tradizione. Inoltre, Eliogabalo, la madre e i suoi principali parenti vennero condannati alla pratica della Damnatio Memoriae.

Tutti i suoi riferimenti vennero appositamente cancellati dai registri pubblici, in modo che nessuno potesse ricordarsi di lui.

L’eredità di Eliogabalo

La figura di Eliogabalo venne pesantemente condannata dalle fonti contemporanee. L’Historia Augusta, addirittura, spiega che la sua biografia non meritava nemmeno di essere tramandata, e anche tutti gli altri commentatori del tempo furono particolarmente avversi al giovane.

La sua figura è sempre stata relegata a quella di un imperatore “di passaggio”, dedito alle stranezze, e la sua memoria sopravvive oggi, soprattutto nella letteratura, dove invece è stato più volte ripreso come simbolo di giovane amorale e lussurioso.

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