Le follie dell’imperatore Caligola. Una analisi scientifica

Nei secoli, il nome di Caligola è stato sinonimo di follia e infamia, sadismo e perversione. Si dice anche che il maresciallo Gilles de Rais, forse il sadico più famoso di tutti i tempi, abbia modellato il suo comportamento sulla base dei racconti su Caligola di Svetonio.

Negli ultimi anni, però Caligola è stato in grado di essere riabilitato grazie al lavoro degli studiosi moderni.  La nostra conoscenza della vita di Caligola dipende in gran parte da Svetonio, la cui opera “De vita Caesarum” venne pubblicata solo circa ottant’anni dopo la morte di Caligola nel 41 d.C.

Sfortunatamente quella parte degli Annali di Tacito che raccontava del regno di Caligola è andata perduta. Altre fonti antiche sulla quali si può fare affidamento sono Dione Cassio, la cui Storia di Roma venne scritta all’inizio del III secolo e in misura minore Giuseppe Flavio, il cui Anht itates Judaicac fu pubblicato nel 93 d.C. e Filone l’Ebreo, il cui opuscolo “Legatio ad Gaium” e “In Flaccum” possono essere considerati come scritti contemporanei. Sembra probabile che tutte queste antiche fonti siano in una certa misura prevenute e i fatti riportati in maniera esagerata.

Il Gaio Caligola di Svetonio in “De vita Caesarum” è protagonista di storie scabrose e talvolta divertenti ma alle quali non si può attribuire molta attendibilità. Tuttavia, i contorni della storia della vita di Caligola non sono da considerare incerti e un utile riassunto è dato da Balsdon nell’Oxford Classical Dictionary.

Caligola nacque ad Antium il 31 agosto del 12 d.C. figlio di Germanico Giulio Cesare e di Agrippina. Da bambino, dai due ai quattro anni ha vissuto con i suoi genitori in compagnia dell’esercito presente sulla frontiera del Reno, e si racconta che proprio qui ottenne il nome di “Caligola” dai soldati per via degli stivali militari in miniatura che indossava.  Nel 18-19 d.C. si spostò con i genitori in Oriente e quando il padre Germanico morì ad Antiochia nel 19 d.C. in circostanze piuttosto circostanze misteriose, il futuro imperatore e la madre tornarono a Roma.

Dopo l’arresto e l’esilio di Agrippina a Pandateria da parte di Tiberio, visse con Livilla e Antonia, sua nonna, fino al 32 d.C., quando Tiberio lo mandò a chiamare e lo invitò ad unirsi alla casa di Caprea.

Caligola fu nominato pontefice nel 31d.C. e divenne questore due anni dopo, ma oltre questo non ricopriva altri incarichi ufficiali. Tuttavia, dopo la morte di suo fratello Druso nel 33 d.C. fu dichiarato coerede di Tiberio insieme a Tiberio Gemello, suo nipote.

Alla morte dell’imperatore Tiberio, Caligola fu fortemente sostenuto da Macro, prefetto dei Pretoriani, e venne ben presto nominato imperatore.

Non ci volle molto prima che Caligola iniziasse a dare segni della propria follia: parlò infatti irrispettosamente di Tiberio e rese onore alle ombre dei suoi genitori e fratelli morti ma guidò Roma, almeno inizialmente, in modo mirabile, forse grazie all’influenza di Antonia.

Quando ella morì nel 39 d.C., l’ottobre dello stesso anno Caligola si ammalò gravemente e Filone l’Ebreo sostenne che fu proprio in quell’occasione che la mente dell’imperatore iniziò a cedere definitivamente.

Una volta guarito fece condannare a morte sia Macro che Tiberio Gemello: litigò con il Senato romano, rendendo completamente autocratico il suo potere e cercò di cambiare la memoria pubblica del defunto Tiberio, attribuendo al Senato molte delle colpe proprie del defunto imperatore.

Nel l’inverno del 39-40 d.C. andò in Gallia e nel Reno, probabilmente per invadere la Germania o la Gran Bretagna. È di questo periodo il racconto che vuole Caligola ordinare alle sue truppe di raccogliere conchiglie in riva al mare.

Alla fine, seppur non con esiti grandiosi, operazioni militari furono intraprese: in quel periodo Cornelio Lentulo Gaetulico tentò di congiurare contro l’imperatore, senza successo.

Dopo il suo ritorno a Roma Caligola, per paura di essere assassinato, incominciò a governare l’Impero con estrema crudeltà e accettò onorificenze spesso molto vicine alla deificazione. Con il suo comportamento fu fautore di importanti disordini tra gli ebrei arrivando a proporre l’erezione della sua immagine all’interno del Tempio di Gerusalemme.  Caligola venne assassinato nel suo palazzo il 24 gennaio del 41 d.C., insieme alla quarta moglie Cesonia e alla sua progenie: gli successe lo zio Tiberio Claudio Nerone Germanico.

Sulla correttezza della ricostruzione della sua vita si hanno pochi dubbi. Svetonio ha raccontato che Caligola, già a diciannove anni non era in grado di controllare la sua intrinseca crudeltà e cattiveria. Viene ricordato come un entusiasta testimone di esecuzioni e torture ed è noto che oltre ad essere particolarmente goloso e lussurioso, si dilettasse nel canto e nella danza.

Se la moderna valutazione della vita di Tiberio a Capri di Maran è generalmente accettata appare comunque difficile fare lo stesso con la descrizione del giovane Caligola a Capri fatta da Svetonio.

Tra le accuse mosse da Svetonio nei confronti di Caligola vi è anche quella riguardante la vita di incesto con le sue sorelle, in particolare Drusilla con la quale avrebbe celebrato una qualche forma di unione, che avrebbe condotto dopo la morte di Tiberio. Appare certo che il grande dolore che provò per la morte di quest’ultima portò tra le altre cose alla sua consacrazione.

Molti studiosi moderni smentiscono questa storia di incesto. Svetonio sostiene anche che Caligola intrattenesse diverse relazioni omosessuali, tra le quali spiccarono quella con Mnester, il suo attore preferito che abbracciò anche in pubblico e quelle con Marcus Lepido e Valerio Catullo. Si racconta inoltre che abbia importunato e violentato molte donne di alto rango, selezionandole presso cene e occasioni mondane organizzate a Palazzo.

Si racconta che per far fronte alla mancanza di denaro aprì una casa di piacere proprio all’interno del Palazzo dove tutte le matrone e i giovani che vi abitavano erano messi a disposizione per prestazioni sessuali. Svetonio sostiene anche che Caligola mettesse in mostra, senza vestiti, anche la bellissima moglie Cesonia davanti ai suoi amici e che abbia influenzato la moda del tempo talvolta indossando anche abiti femminili, compreso l’abito di Venere, che abbia invitato la Luna nel suo letto, parlato con Giove Capitolino e che decise di erigere un tempio alla sua Divinità.

Tra le atrocità elencate da Svetonio ci sono l’aver foraggiato bestie feroci con criminali nel momento in cui sostenere le fiere si era fatto troppo costoso arrivando addirittura a rinchiudere e fare a pezzi i nobili arrestati.  Altre crudeltà includevano l’affliggere una morte lunga e dolorosa raggiunta attraverso percosse con catene o l’apposizione di piccoli tagli sul corpo: si racconta che abbia tagliato la lingua a un uomo per farlo tacere prima gettarlo in pasto agli animali feroci.

Caligola si crogiolava nella tortura e nelle esecuzioni sommarie mentre era a tavola e si gloriava apertamente del suo potere di poter far decapitare qualcuno con un semplice cenno del capo. Abbatté statue di uomini famosi e privò le più antiche famiglie di Roma dei loro titoli: uno dei più grandi esempi in tal senso fu la rimozione del cognome “Magno” da Gneo Pompeo. Denigrò pubblicamente le opere di Omero, Virgilio e Livio ed arrivò a rasare le teste di uomini che mostravano una capigliatura migliore della sua. “Non esisteva nessuno di così bassa condizione o così miserabile fortuna che non lo invidiasse per tutti i vantaggi che possedeva”.

Svetonio descrisse l’aspetto personale di Caligola come quello di un uomo alto e pallido dotato di un corpo grande e gambe sottili: lui era calvo ma il suo corpo particolarmente irsuti.  Non era sano nel corpo tanto quanto non lo era nella mente. Era affetto da quello che a Roma veniva chiamato “mal di caduta”: talvolta in giovane età era incapace di camminare o alzarsi dal letto. Non era capace di esprimere il proprio pensiero.

Caligola era anche tormentato dall’insonnia: non dormiva mai più di tre ore a notte. La sua debolezza venne condita caratterialmente da una estrema sicurezza ma anche da una eccesiva timidezza: aveva paura del fumo del cratere dell’Etna, dei fulmini e dei tuoni.

Nella sua “Storia di Roma” Dione Cassio evidenzia in maniera particolare la follia di Caligola, il suo sadismo e le tendenze incestuose. Giuseppe Flavio, pur presentando Caligola sotto una luce meno mostruosa sottolinea come la sua mente sia stata traviata dal potere.

Tra i commentatori moderni Girolamo (1923) attacca le testimonianze di Svetonio e Dione Cassio ritenendole inattendibili perché non coincidenti.

Egli sostiene anche che le testimonianze di Filone l’Ebreo e Giuseppe Flavio siano sospette perché influenzate dalla proposta di Caligola di erigere una sua statua all’interno del Tempio di Gerusalemme. Girolamo suggerisce che al contrario la condotta di Caligola fu esemplare, almeno per un anno e che sebbene l’imperatore possa aver sofferto di epilessia, è da rifiutare l’ipotesi della sua pazzia perché la mania è clinicamente rara negli epilettici. Sebbene questo assunto sia giusto si potrebbe sottolineare che non di rado gli epilettici sono soggetti a stati di esaltazione ed eccitazione molto simili alla mania. Lo studioso ritiene possibile che la responsabilità del comportamento di Caligola sia da addurre parzialmente all’abuso di alcol.

Charlesworth (1933, 1934) mette in dubbio anche l’affidabilità di Svetonio e Dione Cassio sottolineando una possibile incoerenza tra le testimonianze e le prove giunte fino a noi, facendo maggiore affidamento su Giuseppe Flavio. Charlesworth sostiene che le atrocità di Caligola si siano forse verificate solo durante l’ultimo anno del suo regno e che le stesse potrebbero essere state generate dalla paura e dal sospetto.

Ciò che appare storicamente certo, tuttavia, è che nell’anno 40 d.C. Roma conobbe un regno di terrore, una tirannia che obbligava gli uomini ad adulare “ed essere servili “e che vide crescere in maniera esponenziale l’importanza della figura dell’informatore. Secondo Charlesworth, la vita di Caligola alla fine fu caratterizzata da un folle autoesaltazione e dall’invidia per coloro che erano migliori di lui in ogni ambito.

Balsdon (I934) ha fornito un’analisi dettagliata e intelligente della vita di Caligola, ma in una certa misura anch’egli potrebbe essere considerato un apologeta. Egli infatti sostiene che negli ultimi anni della sua vita fosse paranoico, ma in nessun modo il depravato dissoluto descritto da Tacito e Svetonio. I suoi compagni capresi furono Greci e Caldei intelligenti e istruiti a tal punto che i famigerati “Spintriani” sembrano svanire alla luce degli studi moderni.

Balsdon minimizza abilmente molte delle accuse mosse contro Caligola e riconosce nella sua grave malattia “un esaurimento nervoso”. Lo studioso sottolinea come non vi fosse alcun sentimento ostile popolare contro l’Imperatore fino al gennaio del 41 d.C. circa, momento in cui vennero riscosse importanti tasse. Suggerisce inoltre che la fede di Caligola nella propria divinità, le sue apparizioni vestite da Venere o Giove, la prostrazione dei suoi sudditi, il baciare i suoi piedi erano normali pratiche della monarchia ellenistica.

Se questo è vero tale ragionamento potrebbe portare come esempio anche l’inclusione dell’incesto che si è verificato nella famiglia tolemaica in Egitto. Per quanto riguarda il suo interesse per gli spettacoli sanguinosi, Balsdon sottolinea che gli stessi gusti erano condivisi dall’intero popolo Romano.

E non solo: lo studioso evidenzia come la dissoluzione di Caligola fosse espressa solo con i propri possedimenti e non con i soldi dello Stato. Balsdon lo descrive come una persona colta e un critico letterario dalle idee originali: la sua vita personale era solamente, per lo storico, la manifestazione esagerata della sua stravaganza e del suo edonismo.

I suoi quattro matrimoni occorsi in veloce successione non vengono considerati insoliti e non viene ritenuta dallo studioso credibile l’ipotesi dell’incesto, anche se ammette che piuttosto che vittima di alcolismo, Caligola potesse essere affetto da epilessia.

Sebbene Filone l’ebreo credesse che la malattia di Caligola nel 37 d.C. avesse già alterato il suo carattere in modo radicale, Balsdon fa notare che altre fonti non sono chiare su questo punto. Giuseppe Flavio ha datato il suo cambiamento intorno al 38 o 39 d.C. mentre Balsdon sostiene che non vi sia mai stato un cambiamento netto e che Caligola potrebbe non essere mai stato davvero pazzo, collegando la sua crudeltà alla paura nata dopo aver scoperto la congiura che lo riguardava nel 40 d.C.

Alla morte di Caligola il popolo non apparve né esultante né triste per l’accaduto: motivazione per la quale lo studioso sostiene che i racconti di Svetonio e Dione Cassio era probabilmente conditi dall’odio politico. Baldson non nasconde il suo dispiacere per la perdita del racconto di Tacito in merito al regno di Caligola sottolineando che lo scrittore lo avrebbe descritto come violento e irruento piuttosto che pazzo.

Come già accennato, una recente monografia su Tiberio di Maranon si spinge molto indietro per migliorare la reputazione dell’imperatore, interpretando le azioni di Tiberio come motivate dal risentimento e possibilmente influenzate dall’alcol. Tuttavia Maranon non considera Tiberio era pazzo sebbene possibilmente affetto da una personalità schizoide e che di conseguenza le storie scandalose riguardanti il suo soggiorno a Capri siano mere invenzioni e che Caligola in quelle occasioni si sia comportato normalmente.

o studioso crede però che Caligola fosse pazzo, affetto da epilessia fin dall’infanzia e che si sia reso protagonista di attacchi e deliri di crudeltà oltre che di aberrazioni sessuali. È storicamente noto che l’epilessia tendeva a presentarsi di sovente nella famiglia Giulia.

Giulia, nonna di Caligola, sembrava soffrisse di epilessia come Agrippina Seconda.  Di Gaio Cesare, figlio maggiore di Agrippa e Giulia, si diceva che fosse mentalmente ottuso e malinconico mentre si hanno prove di come Agrippa Postumo, terzogenito dello stesso matrimonio, fosse brutale, violento e depravato.

È interessante notare come Maranón suggerisca che l’Imperatore Claudio, zio e successore di Caligola, potrebbe aver avuto l’encefalite durante l’infanzia. Non vi è traccia storica di ciò e sembra essere improbabile sia davvero accaduto, tenendo in considerazione l’eccellenza di Claudio come amministratore.

È comunque riconosciuto che Claudio fosse caratterizzato da una costituzione debole e da qualche forma di paralisi, forse congenita.

Ireland (1893) sostiene che la sanità mentale debba essere considerata il risultato di una educazione corretta ricevuta e che coloro ai quali non è stato insegnato a controllare le proprie passioni e sottomettere i loro appetiti alle limitazioni prescritte dalla società, non hanno mai potuto sviluppare la propria sanità mentale.

Gli effetti del potere assoluto, come quello di cui godeva Caligola, conduce l’uomo dapprima a una particolare indulgenza nei confronti dei piaceri sessuali per poi sfociare ad uno sconvolgimento finale dei propri costumi passando per la lussuria smodata e la dissolutezza, al disprezzo per la vita umana e al piacere per la sofferenza.

Ireland fa notare anche che l’imperatore Nerone, dotato di una personalità più equilibrata, non presentò segni di squilibrio se non dopo aver goduto di diversi anni di potere assoluto.  Mentre appare non corretto il concetto di sanità mentale e di follia espresso da Ireland, non vi sono dubbi che gli effetti corruttivi del potere assoluto si siano visti occorrere ripetutamente nel corso della storia.

Non tutti gli imperatori romani si dimostrarono pazzi o dissoluti. Kiefer (I934) nella sua monografia relativa al comportamento sessuale nella Roma antica descrisse Caligola come un degenerato congenito corrotto dal potere assoluto, caratterizzato da viltà, pazzia e crudeltà, citando Muller e Von Delius per indicare Caligola come un caso di demenza precoce, che mostrò il suo primo attacco di demenza pochi mesi dopo la sua elezione.

Riassumendo, Svetonio ritrae Caligola come un sadico perverso che si professava divino; Giuseppe Flavio lo considerava una persona rovinata dal potere assoluto, mentre Filone lo considerava affetto da una grave malattia mentale già nel 37 d.C.

Tra gli studiosi recenti, Josephus considera Caligola un epilettico alcolizzato mentre Charlesworth considera il suo comportamento paranoico come generato dalla paura e dal sospetto, al pari di Balsdon che però insiste su uno stato di esaurimento nervoso esacerbato dallo stress. Quest’ultimo, in contraddizione con Josephus, pensa che il crudele imperatore non fosse alcolizzato ma vivesse in base ai dettami della monarchia ellenistica.

Maranon considera invece Caligola come un pazzo epilettico dalla pessima storia familiare mentre Ireland lo vede come un uomo corrotto dal potere e non correttamente istruito alla sua gestione. Anche Kiefer, pur sottolineando l’esistenza di una potenziale degenerazione ereditaria cita diversi autori che considerano come Caligola possa rappresentare un caso di demenza precoce.

Balsdon lo considera una personalità paranoica mentre Maranon lo considera uno schizoide, un alcolizzato motivato da un risentimento di lunga data che potrebbe aver avuto origine dal divorzio dei suoi genitori affinché Livia potesse sposare Ottaviano, il quale in seguito divenne Augusto.

E’ palese che vi sia una notevole divergenza di opinioni tra gli studiosi in merito al grado e alla natura delle anomalie di Caligola.

Appare evidente che sia necessario consideralo squilibrato per alcuni anni della sua via ed è ragionevole presumere che la popolarità e la lealtà del popolo alla sua elezione debbano essere considerate come prova della sua normalità in quel momento.

La testimonianza di Filone l’Ebreo, suo contemporaneo che sostiene come fosse influenzato dalla sua malattia è altamente significativa e non può essere ignorata. Sarebbe improprio, tuttavia, non prendere in considerazione il fattore epilessia nella famiglia Giulia.

Tra le cause da considerare come scatenanti della pazzia di Caligola si possono annoverare la meningite batterica, neoplasie cerebrali che possono interessare le regioni frontali, una malattia cerebro-vascolare, demenza precoce, epilessia o cambiamento postencefalitico.

Sembra improbabile che la malattia che afflisse Caligola nel 37 d.C. possa essere stata una meningite batterica. La meningite grave può lasciare sì difetti mentali residui, ma senza alcun trattamento si sarebbe molto probabilmente rivelata fatale.   Né appare altrettanto probabile una neoplasia cerebrale, dato che è possibile ricostruire sia avvenuto un apparente recupero. L’età di Caligola esclude la possibilità di una malattia degenerativa cerebro-vascolare tanto quella di una paralisi celebrale causata da sifilide, malattia sconosciuta in Europa fino all’età precolombiana.

Caligola non presentava poi una sintomatologia correlabile alla demenza precoce ma è noto che negli

epilettici si possano manifestare cambiamenti di umore caratterizzati da scontrosità e l’irritabilità prima di un attacco e che le psicosi epilettiche possono essere indipendenti dagli attacchi.

Quando esse si verificano è possibile riscontrare allucinazioni, grande paura e talvolta estasi religiosa. Gli epilettici generalmente possono essere irritabili, sospettosi, egoisti. Walshe (1943) ha affermato che il 20% degli epilettici rischia lo squilibrio mentale. E sebbene un epilettico raramente diventa schizoide, non di rado può mostrare un disturbo di tipo paranoico.

Mentre la possibilità dell’epilessia non può essere scartata sotto alcuni aspetti quindi, per quel che riguarda la pazzia di Caligola, un quadro postencefalitico sembra l’ipotesi più probabile. Una certa importanza in tal senso deve essere data alla dichiarazione di Svetonio relativamente al fatto che Caligola soffrisse di una grave insonnia e di sogni vividi.

L’insonnia può, naturalmente, essere il risultato di ansia, dolore, conflitto mentale o alcolismo ma in queste condizioni è raramente intrattabile. L’insonnia inveterata, tuttavia, può seguire un attacco di encefalite acuta ma non è una caratteristica tipica dell’epilessia. Altre disabilità post-encefalitiche includono alterazioni del carattere e del comportamento: anche un’encefalite al primo stadio apparentemente lieve può essere seguita da disturbo progressivo profondo di tipo motorio o mentale.

Von Economo (1931) ha sottolineato che stati epilettici e l’epilessia stessa possono insorgere dopo l’encefalite letargica, come possono, specialmente nei giovani, manifestarsi degenerazione morale e ipomania. Questi cambiamenti possono verificarsi anche negli adulti e si pensa che siano dovuti alla rimozione dei freni inibitori.

Tra gli altri cambiamenti mentali descritti da Von Economo vi sono gli stati paranoici allucinatori, con coscienza intatta e senza confusione e le manie di persecuzione.  È noto che l’encefalomielite può complicare molte malattie virali come influenza, morbillo, rosolia, varicella, parotite, vaiolo e psittacosi, così come altre condizioni come pertosse, scarlattina, tifo e febbre ricorrente.

In quest’ultimo caso vi è presumibilmente l’attivazione di un virus latente anche se la vera encefalite epidemica è, tuttavia, un’entità patologica distinta nota proprio come encefalite letargica. Sebbene sia stato Von Economo il primo a riconoscere la malattia come a sé stante e a darle un nome, era sicuramente presente da secoli in Europa con molti focolai spesso attivati in diversi stati.

L’encefalite letargica si verifica con più frequenza nei mesi più freddi dell’anno e colpisce più frequentemente gli uomini e la sua incidenza non è correlata alle condizioni sociali. Sembra certo che Caligola, negli ultimi anni del suo regno, mostrò un indubbio squilibrio mentale caratterizzato da autodeificazione, sadismo, perversione, grande stravaganza, invidia patologica, forse un certo grado di cambiamento paranoico, insonnia intrattabile e sogni vividi.

Appare probabile che al momento della sua ascesa la personalità di Caligola fosse normale e si sa per certo che soffrì una grave malattia all’età di venticinque anni.

Filone l’Ebreo credeva che quel momento in poi la sua mente ne uscì devastata: fattore ritenuto del tutto possibile e non improbabile. Se si accetta questa testimonianza si può quindi speculare sulla natura di questa malattia e suggerire che potrebbe essere stato proprio l’encefalite ad aver colpito l’imperatore, nota per produrre cambiamenti mentali non in contrasto con quelli che sono stati descritti in Caligola. L’encefalite epidemica è storicamente presente a Roma e potrebbe essere occorsa già ai tempi di Ippocrate.

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