Gaio Cassio Longino: l’assassino di Cesare, il più grande degli ultimi repubblicani

Stampe di Roma

Gaio Cassio Longino fu il primo promotore della cospirazione per assassinare Giulio Cesare, nel 44 d.C.

Si tratta di una figura molto controversa della storia romana, odiata da molti appassionati per essere colui che ha portato Cesare alla morte. Eppure, si tratta di un personaggio di grande interesse e di un generale di primo livello che può essere considerato uno degli ultimi grandi repubblicani.

I primi incarichi e le campagne contro i Parti

Sappiamo poco dell’infanzia e della giovinezza di Cassio Longino. Le poche notizie che ci vengono riportate dalle fonti antiche ci parlano di Longino impegnato come questore nel 53 a.C, e del suo operato come generale sotto Marco Licinio Crasso.

Crasso, che fu pesantemente sconfitto dai Parti nella battaglia di Carre, vide l’annientamento di quasi tutto il suo esercito. Fu proprio Cassio a salvare gli ultimissimi soldati che scappavano dalla disfatta di Carre.

L’operato di Longino fu fondamentale anche negli anni successivi: incoraggiati dalla straordinaria vittoria che avevano ottenuto contro i romani, i Parti attaccarono più volte la Siria, e fu proprio Longino il generale in grado di respingere le loro incursioni ed evitare il completo collasso delle province romane orientali.

Divenne tribuno della plebe nel 49 a.C  e fu testimone dello scoppio della guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo. Per certi versi la guerra civile fu salvifica per Longino: il suo governatorato in Siria era stato più volte denunciato per estorsione ai danni di cittadini e di alcuni aristocratici.

Il processo sarebbe partito di lì a poco se la guerra civile non avesse interrotto tutti i procedimenti giudiziari, impedendogli di essere condannato .

Cassio durante la guerra civile

Longino si schierò apertamente dalla parte degli aristocratici, di Pompeo Magno, e di tutti coloro che si opponevano a Cesare, e che temevano l’arrivo di una dittatura. Fu infatti comandante della flotta di Pompeo. Ma dopo che questi fu definitivamente sconfitto da Cesare a Farsalo, in Tessaglia, Grecia , nel 48 a.C , Cassio capì rapidamente che la sua posizione era particolarmente pericolosa.

Per sua fortuna, Cesare stava attuando una strategia basata sulla clemenza, sul ricomporre le liti con i suoi nemici politici, e Cassio ne approfitto. Si riconciliò con Cesare, il quale lo nominò addirittura uno dei suoi generali.

La convivenza tra Cassio e Cesare tuttavia non fu affatto felice. Cesare, divenuto ormai padrone di Roma e unico dittatore a vita, distribuì una serie di cariche a tutti gli uomini, amici e nemici, che lo circondavano.

Nel 44 d.C, l’anno dell’assassinio di Cesare, Cassio fu nominato “Pretore peregrino”, e gli fu promesso il governatorato della Siria per l’anno successivo. Tuttavia, Cassio calcolò che quella carica fosse completamente inadeguata al suo ruolo, e forse addirittura una umiliazione.

Divenne in questo modo uno dei più attivi cospiratori contro Cesare, che considerava un assoluto pericolo per la repubblica. Nella mente di Cassio, Cesare andava eliminato, e fu infatti il primo cospiratore nel suo assassinio assieme a Marco Giunio Bruto.

Subito dopo il Cesaricidio, il 15 marzo del 44, Cassio cercò di ottenere il consenso, affermando di aver restituito la libertà al popolo romano. Ma Cesare era anche amato dai cittadini per le sue conquiste in Gallia e il risentimento della folla costrinse Longino a ritirarsi da Roma.

Cassio lasciò l’Italia e si recò in Siria, dove radunò subito un grande esercito mirato alla vittoria della causa repubblicana. Il suo primo avversario fu Publio Cornelio Dolabella, al quale era stata assegnata la provincia dal Senato e che si oppose pesantemente all’ingresso di Longino nella sua zona di influenza.

Nel frattempo nel 43 a.C, Marco Antonio, l’ex braccio destro di Cesare, Ottaviano, nominato nel testamento di Cesare come suo legittimo successore, e Marco Emilio Lepido formarono un accordo noto come “Secondo triumvirato”.

Uno degli obiettivi fondamentali del secondo triumvirato era quello di sconfiggere proprio l’esercito di Cassio e di Bruto.

La resa dei conti a Filippi

Cassio e Bruto unirono gli eserciti che avevano reclutato nel corso degli ultimi mesi, attraversarono l’Ellesponto e marciarono attraverso la Tracia, accampandosi in Macedonia, vicino alla città di Filippi per affrontare gli eserciti dei triumviri.

La strategia fondamentale di Cassio era quella di far morire di fame il nemico, che aveva delle linee di rifornimento più lunghe e per di più mal organizzate.

Tuttavia, i soldati premevano per uno scontro risolutivo. Nel corso della battaglia di Filippi, Bruto ebbe successo contro Ottaviano, riuscendo addirittura a conquistare il suo accampamento, ma Marco Antonio, con l’esperienza che aveva maturato al fianco di Cesare, riuscì ad aggirare l’accampamento di Cassio.

Cassio, vedendo che il nemico lo aveva conquistato nella sua roccaforte, credette che tutto fosse perduto: si rifugiò sulle alture di Filippi e da lì osservò il campo di battaglia: vedendo da lontano alcuni uomini muoversi verso di lui, fu convinto che si trattasse degli uomini di Marco Antonio che marciavano contro di lui per ucciderlo.

Per questo motivo, secondo le fonti antiche, avrebbe chiesto ad uno schiavo di ucciderlo per non cadere nelle mani dei nemici. In realtà, gli uomini appartenevano a Bruto, e stavano in realtà festeggiando la conquista dell’accampamento di Ottaviano. Per un terribile equivoco, Cassio avrebbe dunque considerato perduta la partita e si sarebbe fatto uccidere.

Si tratta di uno dei più grandi equivoci della storia antica, un episodio a tratti ridicolo, anche se esiste una seconda teoria secondo la quale il suo schiavo, Pindaro, lo avrebbe ucciso solamente per liberarsi da un padrone cattivo e autoritario, fuggendo di lì a poco .

Bruto, rimasto solo sul campo di battaglia, salutò Cassio come “L’ultimo dei romani” e provvide a farlo seppellire.

Gaio Cassio Longino rappresenta effettivamente uno degli ultimi grandi romani repubblicani: straordinario generale, dotato di un particolare carisma, e assoluto protagonista della battaglia di Filippi dalla parte dei repubblicani.

Con la sua morte si conclude quasi una grandissima tradizione di generali repubblicani in favore dei triumviri, dinamica che avrebbe portato, di lì a pochi anni, alla nascita del principato di Augusto e poi dell’impero.

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