Browse By

La Gallia romana: storia di una provincia chiave dell’impero

Stampe di Roma

Con il termine “Gallia romana” facciamo riferimento ad una importante e fondamentale provincia della Repubblica prima e dell’Impero romano poi, che ha sempre rivestito un ruolo di primaria importanza a livello geopolitico.

La storia della Gallia romana equivale in realtà alla storia di gran parte dell’Europa, dal momento che la presenza romana in Gallia ha di fatto posto un freno alla germanizzazione del continente e lasciato una eredità duratura nei secoli successivi.

Anche se comunemente ci riferiamo a questo territorio come “Gallia”, sarebbe più corretto definirlo “Gallie”, dal momento che i romani dividevano la provincia in più zone distinte. La Gallia Cisalpina comprendeva un territorio situato nella parte settentrionale della penisola italiana, corrispondente grosso modo all’odierna pianura del fiume Po. La città più importante di questo territorio era certamente Mediolanum, posizionata strategicamente per proteggere l’Italia dalle incursioni delle tribù nordiche.

Più a settentrione si stagliava quella che i romani chiamavano “Gallia Transalpina“, che partiva dalla catena montuosa dei Pirenei, al confine settentrionale tra le odierne Spagna e Francia, fino al canale della Manica, e terminava presso il Belgio moderno. La Gallia più a nord era chiamata “Gallia belgica“: territorio di tribù perlopiù sconosciute ai romani, che era considerata una delle regioni in assoluto più settentrionali e di confine dell’intera terra dei romani.

La gallie nel periodo della monarchia e prima repubblica romana

Le Gallie sono sempre state abitate da una moltitudine di tribù celtiche con una grande tradizione, una buona organizzazione e delle eccellenti qualità metallurgiche e produttive. Nello stesso periodo in cui i romani deponevano la monarchia e iniziavano a costruire la Repubblica, diverse tribù celtiche si stabilivano in varie zone dell’Europa centro-occidentale: nel VI secolo a.C si registrano gli Insubri, i Cenomani, i Boi, i Lingoni e i soprattutto Sènoni, i quali si allargarono fino all’Italia settentrionale e all’odierna regione delle Marche.

La pressione che le tribù celtiche esercitavano sulla penisola italica divenne, attorno al IV secolo a.C, piuttosto pericolosa per l’allora principale potenza, l’Etruria. Gli etruschi, una civiltà ben più antica dei romani e con un particolare livello di sviluppo, venne pesantemente attaccata dalle tribù celtiche in cerca di nuove terre coltivabili o di bottino.

Il primo incontro fra i celti e i romani fu particolarmente devastante per quest’ultimi: gli etruschi avevano chiesto aiuto alla città di Roma, una potenza emergente, proprio per contrastare la discesa di alcune tribù celtiche che danneggiavano i loro territori.

I romani compirono un terribile errore di valutazione, sottovalutando la potenza degli avversari e inviando circa 15000 uomini, che ai tempi corrispondeva alla totalità dell’esercito romano, contro il loro condottiero, Brenno, nella battaglia del fiume Allia (390 a.C).

Terrorizzati dalla potenza dei guerrieri Galli, l’esercito Romano fu completamente sbaragliato e la stessa città di Roma fu messa a ferro e fuoco. Durante il sacco del 387 a.C, i senatori furono massacrati sul posto, l’esercito fu annientato e seguì un’ondata di stupri e di violenze nei confronti di tutta la popolazione romana.

Mentre i romani stavano raccogliendo l’oro e l’argento per pagare il riscatto a Brenno, il generale gallico avrebbe pronunciato la storica frase: “Vae victis!”, “Guai ai vinti“. Fu in questo frangente che andarono perse anche fonti importantissime, come le primissime leggi romane o preziose testimonianze dell’epoca monarchica. E sempre in questo periodo, sarebbe sorta quella viscerale paura dei romani nei confronti dei galli, chiamata “Metus Gallicus”.

A liberare Roma intervenne di lì a poco il condottiero Marco Furio Camillo, in una sanguinosa battaglia fuori dalle mura di Roma: sempre secondo la tradizione, i romani, all’indomani della liberazione da Brenno, furono in dubbio se proseguire la loro storia all’interno della città di Roma, ormai devastata, o spostarsi in un’altra zona. Ma le cronache antiche ci parlano di un centurione, che avrebbe sentenziato: “Hic manebimus optime” “Qui staremo benissimo” e da quel momento la città di Roma conobbe un nuovo sviluppo.

L’espansione romana durante il periodo repubblicano

I rapporti tra i romani e le tribù celtiche conobbero una nuova fase con lo scontro tra gli eserciti repubblicani e i galli Sènoni. Le incursioni celtiche furono definitivamente fermate nella battaglia di Talamone del 225 a.C: l’esercito romano aveva ormai imparato a fronteggiare e a sconfiggere questo tipo di tribù e riuscì a conquistare nuovi territori fondando la provincia della Gallia Cisalpina, avanzando entro pochi anni di parecchie decine di chilometri e catturando la città strategica di Milano nel 222 a.C.

Le prime colonie romane di Piacenza e Cremona, sulle rive del fiume Po, furono il principale simbolo della nuova conquista romana che si andava espandendo senza sosta.

L’espansione romana fu rallentata solo dalla seconda guerra punica, quando la discesa di Annibale Barca in Italia costrinse i romani ad affrontare l’avversario cartaginese e rimandare l’appuntamento con i celti. Solo dopo la vittoria della guerra e la battaglia di Zama nel 202 a.C, i romani ripresero i loro attacchi per espandersi ulteriormente nella Gallia Cisalpina, fondando nuove colonie a Bononia, Parma e Modena.

Si verificò in questa fase una prima romanizzazione del territorio dell’Italia del Nord. Sulla linea di queste conquiste, i romani formarono anche la provincia della Gallia Narbonese, dominata dalla città marittima di Massilia, che li metteva direttamente in contatto con la Spagna in una situazione di relativa tranquillità.

Durante i decenni successivi vi furono diversi contatti tra i romani e le tribù celtiche basati prevalentemente sull’importazione di vino di alta qualità e altri prodotti richiesti dai consumatori romani.

La conquista delle Gallie di Giulio Cesare

A imporre una definitiva svolta nella storia, una sola persona: Caio Giulio Cesare. Cesare, mettendosi alla testa di numerosi eserciti consolari, e utilizzando come pretesto una serie di pericoli che i galli rappresentavano per la sicurezza dei confini romani, avviò una personale campagna di conquista.

La conquista delle Gallie da parte di Giulio Cesare fu una straordinaria operazione militare, che ancora oggi riecheggia nella storia. I principali scontri tenuti da Giulio Cesare comprendono la battaglia contro gli Elvezi, contro il capo dei germani Ariovisto, la vittoria sul popolo dei Veneti e dei Belgi, fino addirittura ad uno sbarco temporaneo sulle coste della Britannia, dove Cesare ottenne la sottomissione delle tribù del posto.

Il più grande avversario di Cesare, il capo degli Arverni, Vercingetorige, fu l’unico a riunire tutte le tribù, che fino a quel momento avevano combattuto anche fra di loro, contro il nemico comune. Dopo aver ottenuto una prima vittoria a Gergovia, Vercingetorige si asserragliò nella rocca di Alesia, in una delle battaglie più importanti di tutta la storia antica.

Giulio Cesare assediò Vercingetorige che a sua volta fece convergere centinaia di migliaia di uomini alle spalle di quest’ultimo: in tre giorni di aspri combattimenti, si decise la storia delle Gallie con la vittoria definitiva di Giulio Cesare, favorita dalla qualità dei suoi uomini e dalla creazione di decine di chilometri di fortificazioni che diedero un decisivo vantaggio al suo esercito.

La conquista della Gallie, non fu scevra da critiche sulla sua ferocia, da parte degli stessi contemporanei: dopo il massacro delle tribù degli Usipeti e dei Tencterii, quando vennero uccise decine di migliaia di persone nell’arco di pochi giorni, nel Senato Romano si aprirono delle discussioni sulla legittimità di massacri di tale entità. Fu coniato in quella occasione il termine “Crimine contro l’umanità”: al termine della guerra, un milione di guerrieri galli erano morti, per l’iniziativa di un solo generale, che si era infilato prepotentemente nella storia.

Le Gallie sotto Augusto

Il figlio adottivo ed erede di Giulio Cesare, l’imperatore Augusto, divise il vasto territorio a sua disposizione in quattro province amministrative: la gallia narbonense nel sud-est, la Lugdunense, situata appena a nord dei Pirenei, l’Aquitania nel centro e la Belgica nel nord.

La romanizzazione delle Gallie ebbe anche degli effetti straordinariamente positivi: i romani furono in grado di dare al territorio un decisivo impulso verso un nuovo livello di civiltà, costruendo migliaia di chilometri di strade, fondando diverse città e soprattutto romanizzando la popolazione, creando una società romano celtica estremamente articolata e produttiva.

Furono esattamente gli abitanti della Gallia i primi cittadini provinciali ad entrare di diritto nel Senato Romano, nel periodo dell’imperatore Claudio, che tenne uno storico discorso per convincere l’aristocrazia ad accettare i nuovi arrivati.

Provincia di sempre strategica importanza, la Gallia rappresentò per diversi secoli uno dei punti più importanti dell’impero, integrandosi particolarmente bene con la civiltà romana.

La crisi del III secolo

La storia della Gallia Romana conobbe una crisi attorno al III secolo d.C, quando tutto l’impero romano cominciò a dare segni di cedimento. La tribù germanica degli Alemanni fu un grado di invadere la Gallia, provocando devastazioni su vasta scala: in questo periodo i romani furono coinvolti e distratti in numerose guerre civili, che gli impedirono di prendere efficaci contromisure.

Addirittura in un periodo di 50 anni, dal 235 al 285 d.C, noto come “Anarchia militare“, regnarono almeno 20 imperatori, ognuno dei quali rimaneva in carica per pochi mesi prima di essere sistematicamente ucciso dalla guardia pretoriana.

In questo periodo di estrema incertezza, le Gallie vennero governate per qualche tempo da alcuni generali autonomi. Un condottiero formalmente inviato sul territorio per conto di Roma, creò persino un “Impero delle Gallie”, indipendente dalla capitale: era il generale Postumo. Il nuovo Impero, con un proprio Senato e una propria moneta, sarebbe durato attraverso quattro imperatori: Leliano, Mario, Vittorino e Tetrico.

Si trattava certamente di una inaccettabile presa di distanze dall’impero, anche se in diverse occasioni, pur potendo compiere delle incursioni in Italia, questi generali scelsero un rapporto di collaborazione con Roma: per diversi storici si trattò paradossalmente di un meccanismo “difensivo” dell’impero da parte di alcune entità politiche e militari in grado di gestire autonomamente la situazione, fino al ritorno del potere centrale.

Fu l’imperatore Aureliano a sconfiggere definitivamente I ribelli e a riportare il territorio delle Gallie come ufficiale provincia romana.

Le Gallie attraverso la caduta dell’Impero Romano d’Occidente

Sotto il governo dell’imperatore Probo, Franchi, Vandali e Burgundi devastavano ormai sistematicamente i territori. Il controllo delle Gallie nel 337 d.C finì sotto il figlio maggiore dell’imperatore Costantino, Costantino II e successivamente sotto Costante e Costanzo II. Ma si trattava di un territorio ormai perso, solo formalmente parte dell’impero romano.

Nel 406 d.C furono i Vandali ad attraversare e a devastare per l’ennesima volta le Gallie. Quando l’impero romano d’Occidente collassò definitivamente, nel 476 d.C, la Gallia era ormai nelle mani dei Franchi, dei Burgundi e dei Visigoti.

Fra questi, nel corso del tempo, furono proprio i Visigoti a prevalere nel controllo del territorio, creando un regno romano barbarico relativamente stabile, riprendendo e aggiornando la cultura romana e reinterpretandola.

Un regno che durò fino a quando il Re dei Franchi, Clodoveo, salì al trono nel 481 d.C, sconfiggendo i Visigoti, Burgundi e Alemanni e consolidando il suo potere in tutta la Gallia. Nel 511 d.C quando Clodoveo morì, lasciò un’enorme regno ai suoi figli, che univa la cultura romana alle tradizioni galliche e un interessantissimo misto di lingua, religione e leggi, accumulate nei secoli precedenti.

Da lì prenderà il via la dinastia dei Merovingi considerati i precursori dell’odierna nazione della Francia.

Fonti:

  • André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano, Net, 2002
  • Peter Berresford Ellis, L’impero dei Celti, Casale Monferrato, Piemme, 1998
  • https://www.worldhistory.org/Roman_Gaul/ di Donald Wasson (World History Encyclopedia, CC BY-NC-SA)

Lascia un commento

Carrello della spesa
There are no products in the cart!
Continua a fare acquisti