Il Gladius Hispaniensis: la spada di ordinanza dei legionari

Stampe di Roma

Il Gladius Hispaniensis, o spada spagnola, è stata la principale arma in dotazione del legionario romano. Derivante dalle tribù della penisola iberica, dopo le guerre puniche fu l’arma standard per i soldati di Roma in quanto la sua lama relativamente corta e a doppio taglio rendeva tale strumento ideale per il combattimento ravvicinato e corpo a corpo, tipico degli antichi campi di battaglia.

Origini del Gladius Hispaniensis

Il Gladius Hispaniensis detto anche “Hispanicus” fu probabilmente scoperto per la prima volta dai romani durante la prima e la seconda guerra punica, nel III secolo a.C. quando venne utilizzata dalle tribù iberiche che combattevano come mercenari e alleati dei Cartaginesi.

La lama corta del Gladius Hispaniensis rendeva questo strumento un’arma ideale quando i soldati erano impegnati con il nemico e dava ad ogni legionario un netto vantaggio rispetto ad un avversario armato di una spada ingombrante e più pesante, dalla lama più lunga e con poco spazio di manovra.

Le fonti narrano che quando Scipione l’Africano conquistò la città iberica di Cartagena, la base dei cartaginesi in Spagna, richiese alla popolazione come tributo di guerra la produzione di 100.000 gladi di questo tipo: fu così che l’esercito Romano cominciò a dotarsi in maniera sistematica di tale strumento.

I romani sfruttarono appieno i vantaggi di questo gladio: sia i legionari che gli ausiliari usarono questo tipo di spada con ottimi risultati durante la conquista della Gallia, quando le tribù locali, armate di lunghe spade, potevano colpire solo con i fendenti, mentre i romani potevano sia menare dei fendenti che colpire di punta, come un pugnale.

I Legionari erano addestrati ad eseguire dei rapidi colpi di gladio, mentre si proteggevano il volto con lo scudo, piuttosto che esporre il busto e il braccio alzando di parecchi centimetri la spada sopra la testa.

Un esempio ce lo fornisce Tito Livio, che offre un resoconto molto crudo dell’efficacia del Gladius Hispaniensis, utilizzato in battaglia nel 200 a.C.

“I soldati macedoni, essendo abituati a combattere con i Greci gli Illiri, avevano visto le ferite che venivano provocate dalle lance dalle frecce. Ma ora videro i corpi mutilati dalle Gladius Hispaniensis: braccia mozzate all’altezza della spalla o teste separate dai corpi con il collo tagliato, interiora aperte e altre ferite orribili. Si scatenò un panico generale, quando gli avversari videro il tipo di arma e il tipo di uomini che avrebbero dovuto combattere”

Struttura ed efficacia

Lo standard del Gladius Hispaniensis non cambiò molto nel corso dei secoli. Era realizzato in ferro, (la maggior parte dei ritrovamenti ci parlano di un acciaio prodotto nella zona di Toledo) con una lama dritta fino a 65 cm, una punta acuminata e un doppio filo.

Polibio, esperto di arti militari, descrive la spada così: “Ha una punta eccellente e un forte tagliente su entrambi i lati poiché la sua lama è solida e affidabile.”

Il manico di legno poteva essere rivestito con bronzo o placcato in argento. Spesso il manico era dotato di tre scanalature per offrire una migliore presa alla mano. Sull’estremità si trovava un pomo, di solito di forma emisferica o trilobata, necessario per riequilibrare il peso della lama, il che offriva una ottima maneggevolezza complessiva: si potevano dare così rapidi colpi di gladio, senza troppo sforzo.

Evoluzione nella tarda repubblica e nell’impero

È importante ricordare che i soldati spesso acquistavano in prima persona le proprie armi e in molte occasioni il gladio dipendeva dalle disponibilità economiche e dal gusto personale del legionario: nel corso del tempo si svilupparono così versioni estremamente personalizzate, il che impedisce di stabilire una linea evolutiva precisa per la forma delle spade romane.

Le lame rinvenute negli scavi archeologici indicano che, generalmente, durante la tarda Repubblica la lama era più lunga, mentre nel I secolo d.C, questa divenne progressivamente più corta, più larga e con una punta più affusolata: si tratta del tipo Magonza o “Mainz”.

Più tardi, sempre nel I secolo d.C., la punta divenne ancora più corta. E’ il caso del modello “Pompeiano“.

I recenti ritrovamenti stanno mano mano ridisegnando l’idea del gladio che abbiamo avuto finora: nel periodo imperiale quest’arma, fino a poco tempo fa conosciuta quasi esclusivamente da descrizioni letterarie, è stata abitualmente spiegata come una spada corta e potente in contrasto con le lunghe lame originarie della Gallia.

Eppure, esempi reali del Gladius Hispaniensis recentemente analizzati da ritrovamenti o da collezioni museali, dimostrano che la spada non era così corta come si pensava. In realtà la sua lunghezza poteva corrispondere alle prime spathae Imperiali, recuperate in Scozia.

Inoltre, l’arma repubblicana, che finora credevamo fosse utilizzata esclusivamente di taglio, secondo Polibio poteva essere impiegata anche per sferrare dei fendenti.

Altri indizi sul Gladius Hispaniensis ci provengono dai mosaici e dai monumenti funerari. Questi indicano che la spada veniva tenuta in un fodero di metallo, di legno o di pelle e appesa ad una larga cintura chiamata cingulum, tramite quattro cerchi. Questi erano posizionati sul lato destro per i legionari, e sul lato sinistro per centurioni e ufficiali. Altri ancora appendevano la spada sulla schiena sfilandola da sopra la spalla destra al momento del bisogno.

Il tramonto del Gladius Hispaniensis

Il Gladius hispaniensis non era utilizzato da tutti i legionari: alcune fanterie utilizzavano altri tipi di spada, in particolare la Spatha, che era leggermente più lunga e arrivava fino a 70 centimetri.

La Spatha era poi certamente più comune tra la cavalleria. Sembra che dal III secolo d.C. la spada più lunga divenne il nuovo standard dell’esercito e il Gladius Hispaniensis cadde gradualmente in disgrazia.

In controtendenza, diverse popolazioni avversarie di Roma ai tempi del tardo Impero, adottarono il Gladius Hispaniensis nei loro ranghi, impiegandolo almeno fino al V secolo d.C.

Articolo originale: Gladius Hispaniensis di Mark Cartwright (World History Encyclopedia, CC BY-NC-SA), tradotto da Federico Gueli

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