L’imperatore Domiziano. La vita, la paranoia

Stampe di Roma

Domiziano fu imperatore romano dall’81 al 96 d.C. e il suo regno, sebbene caratterizzato da una relativa pace e stabilità, fu caratterizzato dalla paura e dalla paranoia del suo reggente.

La morte di Domiziano per mano di coloro che erano a lui più vicini, pose fine alla dinastia dei Flavi e aprì le porte della storia agli Antonini, quegli imperatori che sarebbero stati protagonisti del periodo di maggiore splendore dell’Impero Romano.

Giovinezza e salita al potere

Tito Flavio Domiziano nacque il 24 ottobre 51 d.C. in via Melograno nel sesto distretto di Roma, figlio minore del futuro imperatore Vespasiano (64-79 d.C.); sua madre, Flavia Domitillia Maggiore, morì in gioventù.

A differenza di suo fratello maggiore, Tito, Domiziano non accettava di buon grado l’educazione che gli veniva imposta, sebbene molti lo considerassero un giovane brillante. Secondo lo storico Svetonio , la sua “gioventù fu piuttosto scriteriata”.

Si giunse così al 68-69 d.C. Si tratta del famoso “Anno dei quattro imperatori” così chiamato perchè alla morte di Nerone, senza eredi, si scatenarono delle guerre per la successione e Roma ebbe in un solo anno solare, la rapida successione di Galba – Otone – Vitellio e Vespasiano.

Nel dicembre del 69 d.C., mentre Vespasiano stava combattendo nelle province orientali, Domiziano era a Roma con suo zio Flavio Sabino.

Quando le forze del pretendente al trono di imperatore, Vitellio, assediarono Roma e incendiarono il tempio dove si nascondeva Domiziano, questi riuscì a fuggire con un amico attraverso il Tevere e a mettersi in salvo.

Quando le forze dei Flavi entrarono in città , Domiziano tornò a Roma diventando, sebbene temporaneamente, il rappresentante della famiglia dei Flavi; fu persino salutato dai cittadini romani come “Cesare“; tuttavia, la maggior parte delle decisioni amministrative furono appannaggio di altri membri più influenti.

Vespasiano tornò in città nell’ottobre del 70 d.C e fu immediatamente acclamato come nuovo imperatore. In seguito, sebbene avesse ricevuto diversi titoli e onorificenze, Domiziano non si preoccupò particolarmente di arrivare al comando dell’impero, né suo padre o suo fratello, lo prepararono particolarmente alla vita di corte.

L’elezione ad imperatore

L’ascesa al trono di Domiziano avvenne il 14 settembre 81 d.C. quando Tito morì per cause naturali mentre era in viaggio con lui fuori Roma. Domiziano ritornò rapidamente nella capitale e si presentò al campo pretorio per essere proclamato imperatore.

Più tardi, circolarono voci secondo le quali Domiziano avrebbe avuto un coinvolgimento nella morte del fratello: si diceva lo avesse avvelenato e che da tempo preparasse questo omicidio per prendere il comando.

Infatti, il mistero circondava gli ultimi minuti prima della morte di Tito.

Svetonio scrive che “Tito alzò gli occhi al cielo e si lamentò amaramente che la vita gli era stata tolta immeritatamente, poiché un solo peccato risiedeva nella sua coscienza” e disse: “Ho fatto solo un errore”.

Quale era questo errore? Alcuni autori ritengono che Tito si sia riferito al suo rapporto fedifrago con la moglie del fratello Domiziano, Domizia.

Ma altri, quelli non troppo affezionati al nuovo imperatore, avevano una visione più negativa di queste parole: a loro dire, Tito voleva intendere che avrebbe dovuto uccidere Domiziano quando ancora ne aveva la possibilità.

Il regno di Domiziano

All’inizio del suo regno, Domiziano si dimostrò un abile amministratore e si dedicò al benessere della gente.

Prima che i Flavi arrivassero al potere, gran parte di Roma aveva bisogno di essere ricostruita, principalmente a causa del grande incendio avvenuto sotto Nerone, della sporcizia e dell’incapacità dei precedenti imperatori di risolvere problemi pressanti.

Restaurò le rovine di molti edifici pubblici, tra cui il Campidoglio che era stato bruciato nell’80 d.C., costruì un nuovo tempio per Giove il Guardiano, un nuovo stadio e una sala da concerto per musicisti e poeti.

Per se stesso, dato che non gli piaceva il vecchio palazzo imperiale, costruì un nuovo palazzo sul Palatino per tenere funzioni ufficiali, e più a sud costruì la Domus Augustana, dove tenne numerosi banchetti e ricevimenti.

Nonostante la sua adolescenza da vizioso, Domiziano tentò di innalzare gli standard della moralità pubblica vietando la castrazione maschile, ammonendo i senatori che praticavano l’omosessualità e stabilendo che le sacerdotesse vestali, che per precetto dovevano essere vergini, e che invece avessero consumato rapporti sessuali, fossero sepolte vive.

Chi lo circondava, almeno all’inizio del suo regno, lo descriveva come generoso, dotato di autocontrollo, rispettoso di tutti i suoi amici e coscienzioso quando dispensava giustizia.

A Domiziano piacevano anche i giochi, in particolare le corse delle bighe , alle quali aggiunse due nuove fazioni: oro e porpora. In realtà, Domiziano amava gli spettacoli pubblici di qualsiasi tipo, in particolare quelli che coinvolgevano donne e nani.

Spesso presiedeva cacce di bestie selvagge e gare di gladiatori o ancora combattimenti a morte tra fanteria e cavalleria. Il seminterrato del Colosseo (costruito da suo padre) fu riempito d’acqua e utilizzato per la ricostruzione di intere battaglie navali.

Domiziano istituì anche un festival di musica , equitazione e ginnastica che si sarebbe tenuto ogni cinque anni. Tuttavia, anche se sia Domiziano che il pubblico godevano di questi divertimenti, il loro costo avrebbe avuto un pesante impatto sulle finanze dell’impero .

Domiziano come comandante militare

Sebbene non fosse un militare (a differenza di Vespasiano e Tito), Domiziano si considerava esperto e inviava costantemente messaggi ai generali sul campo con consigli e raccomandazioni.

Non avendo alcuna esperienza personale e sperando di guadagnare un po’ di credibilità con l’esercito, avviò una campagna in Germania per combattere i Catti nell’83 d.C.

Nonostante avesse ottenuto una vittoria di poco conto, si conquistò il soprannome di “Germanico” per il suo “successo”.

Ma una delusione era in arrivo.

Nell’85 d.C. i Daci, odierna Romania, attraversarono il Danubio e sfondarono la frontiera settentrionale, uccidendo un comandante romano, e costringendo Domiziano ad intervenire.

Quattro anni dopo, l’ esercito romano ottenne una vittoria decisiva contro i Daci a Tapae; ma nel frattempo scoppiò una grave rivolta in Pannonia (odierna Ungheria).

Per non impegnarsi su troppo fronti, Domiziano fu costretto con riluttanza a concludere una tregua con il re dei Daci, Decebalo. Fu una pace umiliante: i romani pagavano un tributo annuale per assicurarsi l’amicizia del sovrano.

Nel 92 d.C., i Sarmati attraversarono il Danubio e attaccarono la frontiera romana, una guerra che sarebbe durata fino alla morte dell’imperatore.

L’imperatore paranoico

Svetonio afferma che Domiziano, all’inizio del suo regno, fu un buon amministratore; tuttavia, l’avidità e la costante paura di essere assassinato lo resero crudele.

Lo storico Cassio Dione spiega che l’imperatore era volubile e incline all’ira e non provava affetto per nessuno (tranne che per le donne). Era estremamente vanitoso e particolarmente afflitto per la sua calvizie.

Con il passare del tempo e con le continue pressioni a cui era sottoposto, la sua paranoia degenerò.

Per pagare le sue stravaganze, aumentò le tasse imposte al popolo ebraico emanate da suo padre e sequestrò i beni di senatori e ricchi romani. La sua paranoia coinvolse persino sua moglie, Domizia Logina.

La accusò di adulterio (alcuni resoconti sostenevano che se lo meritava) e per qualche tempo progettò di metterla a morte, anche se poi tornò sui suoi passi. Eppure Domizia era stata sposata con un senatore, Aelius Lamia, ma aveva ottenuto il divorzio per poter sposare Domiziano.

L’imperatore si considerava un sovrano assoluto e pretendeva di essere chiamato padrone o dio: ” dominus et deus “. Volle anche dare il suo nome a due mesi del calendario: Germanico (settembre) e Domiziano (ottobre).

Il Senato fu quasi completamente privato del suo potere e la sua paranoia portò all’esecuzione sommaria sia di alcuni senatori che di parecchi ufficiali imperiali con i pretesti più banali.

Per gelosia, fece giustiziare Sallustio Lucullo, governatore della Britannia, per aver dato il nome a un nuovo tipo di lancia senza chiedergli il permesso e richiamò Agricola, un generale vittorioso in quelle zone, perché stava diventando troppo popolare.

Nel suo libro sulla Britannia e la Germania, Tacito raccontò il rapporto tra Agricola e Domiziano. Le vittorie del generale in Britannia mettevano l’imperatore in una posizione ambigua, diviso tra l’orgoglio per una vittoria romana e la gelosia a causa del suo fallimento come comandante.

Con le parole di Tacito:

“Agricola venne ricevuto da Domiziano con il sorriso sul volto ma che mascherava una inquietudine segreta. Domiziano era amaramente consapevole di quanto, rispetto ad Agricola, fosse stato ridicolo il suo piccolo trionfo in Germania “.

Domiziano offrì al generale Agricola il governatorato della Siria, ma quest’ultimo rifiutò, forse conscio che si trattava di un pretesto per allontanarlo da Roma.

La morte di Agricola all’età di cinquantaquattro anni, di nuovo, mise Domiziano in una posizione difficile. Ancora Tacito racconta:

“Domiziano fece spettacolo di sincero dispiacere; ma in realtà era sollevato dalla necessità di odiare Agricola e dovette sforzarsi di nascondere la soddisfazione”.

La paranoia di Domiziano lo portò a prendere misure estreme come il massiccio impiego di informatori e spie per ottenere informazioni su possibili complotti o ribellioni.

Più volte ordinò, durante gli interrogatori, di tagliare le mani (o bruciare i genitali) dei prigionieri.

Domiziano fece addirittura lastricare un sentiero che percorreva abitualmente con una pietra lucidissima in modo che riflettesse il paesaggio dietro di lui e gli consentisse di guardarsi costantemente le spalle.

Non ultimo, fece giustiziare il marito di una sua nipote, Flavio Clemone, con l’accusa di ateismo perché era solidale con la difficile situazione degli ebrei romani.

La morte di Domiziano

Domiziano aveva certamente sviluppato problemi psichici, ma effettivamente, ad un certo punto, si svilupparono veramente trame contro di lui.

Nel settembre dell’87 d.C. diversi senatori furono scoperti mentre intessevano una cospirazione contro l’imperatore e furono giustiziati.

Ma alla fine, un articolato complotto per toglierlo di mezzo ebbe successo: si trattava di una trama che coinvolgeva persino la stessa moglie, Domizia.

Secondo Svetonio e altre fonti, un gruppo di cospiratori stava discutendo sull’assassinio dell’imperatore durante una cena. Stefanus, un membro della corte imperiale di Domiziano che era stato accusato di appropriazione indebita e temeva per la sua vita, si avvicinò ai cospiratori, offrendo loro i suoi servizi.

Stefanus, che era a stretto contatto con Domiziano, finse di essersi ferito al braccio e applicò una benda, nella quale era nascosto un pugnale.

Un giorno, Stefanus si avvicinò a Parthenius, il cameriere di Domiziano, tirò fuori il pugnale e accoltellò l’ignaro Domiziano nell’inguine. Stefanus e a Parthenius ingaggiarono una lotta con Domiziano che, disperato, cercava di prendere un coltello che teneva sotto il cuscino.

Ce la fece, ma Parthenius aveva rimosso la lama. In pochi minuti, altri cospiratori accorsero nella stanza e fecero a pezzi l’imperatore disarmato.

Domiziano aveva solo quarantaquattro anni. Le sue ceneri furono prelevate dalla sua vecchia infermiera e sepolte nel tempio di Flavia.

All’udire della sua morte, il Senato fu felicissimo. Svetonio scrive:

“I senatori, di ogni fazione politica, erano felici e imprecavano contro il nome di Domiziano con grida e offese. Si fecero portare delle scale e iniziarono a rompere in frantumi le effigi e gli scudi che ritraevano il suo volto”

Di lì a pochi giorni, Marco Cocceio Nerva fu salutato come il nuovo imperatore, anche se si trattava di una figura di passaggio in attesa di un imperatore definitivo.

Il Senato non fu però in grado di contenere il dispiacere della folla, che dimostrò invece sincero affetto per Domiziano.

Nei mesi che seguirono, Roma celebrò la morte del vecchio imperatore esibendo le sue statue e dedicandogli archi cerimoniali.

Articolo originale: Domitian di Donald L. Wasson (World History Encyclopedia, CC BY-NC-SA), tradotto da Federico Gueli

Fonti

  • Cassio Dione CocceianoHistoria Romana, libri LXVI-LXVIII
  • SvetonioDe vita Caesarum libri VIII
  • Tacito, Historiae
  • Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae
Shopping cart
There are no products in the cart!
Continua a fare acquisti