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La battaglia di Strasburgo. Giuliano salva l’Impero

Stampe di Roma

La battaglia di Strasburgo è stato uno scontro che ha coinvolto il generale Giuliano e il re della confederazione degli Alemanni Cnodomario, avvenuto nel 375 d.C

La battaglia si inserisce nel contesto di un impero romano in crisi, pressato dalle tribù barbariche di confine e da pesanti guerre civili. La vittoria di Giuliano ha ristabilito il controllo e la sicurezza dell’Impero Romano d’Occidente, ritardando sensibilmente la sua caduta.

Annibale alla testa dei suoi elefanti – stampa su carta Amalfi

Annibale alla testa dei suoi elefanti – Musei capitolini

La situazione sul confine settentrionale

Nel IV secolo d.C, l’impero romano stava affrontando un periodo di grave difficoltà, sia per la crescente pressione delle tribù barbare sia per importanti problemi interni. In quel periodo, sul confine settentrionale, sancito tradizionalmente dal fiume Reno, si erano stanziate tre tribù: i Franchi, i Burgundi e gli Alemanni.

Spinti dalla ricerca di nuove terre coltivabili e dalla pressione di altri popoli più settentrionali, gli Alemanni migrarono in massa e occuparono un’area strategica chiamata “Agri Decumates“: si trattava di una zona costituita ai tempi dell’imperatore Domiziano, occupata per secoli ma che, per via di diversi problemi logistici, era stata volontariamente abbandonata dai soldati romani e rimasta incontrollata e incolta.

Gli Alemanni vi si stabilirono, dando luogo ad una società basata su unità territoriali chiamate “Pagi“: più Pagi formavano un “Regno” e, secondo le descrizioni di Ammiano Marcellino, esistevano diversi re di frontiera, con alcuni “Presidenti di Confederazione“. In un primo momento gli Alemanni non furono particolarmente avversi al romani e, anzi, avviarono dei buoni scambi commerciali con i mercanti romani.

Ma la situazione conobbe una svolta per via di una grave guerra civile che divampò nella società romana, e che distrasse importanti forze militari dai confini settentrionali.

La guerra civile tra Costanzo II e Magnenzio e l’invasione Alemanna

La guerra civile si scatenò quando l’imperatore romano d’Occidente, Costante I venne ucciso da Magnenzio, il capo della sua guardia del corpo. Appena ricevuta la notizia dell’usurpazione di Magnenzio, l’imperatore d’Oriente, Costanzo II, si mosse immediatamente verso la zona dell’Illirico (attuale Croazia) dove riuscì in breve tempo ad organizzare un esercito di circa 60.000 uomini.

Anche Magnenzio, tramite l’arruolamento di ausiliari germanici, soprattutto Franchi, diede vita ad un corpo militare di tutto rispetto, circa 45.000 uomini, che fece rapidamente convergere verso l’illirico.

Lo scontro fra Magnenzio e Costanzo II è noto come battaglia della Mursia Maggiore (351 d.C): nonostante la vittoria dell’imperatore d’Oriente, le perdite per l’esercito romano furono ingenti. Tra i 24.000 morti di Magnenzio e i 30.000 di Costanzo II, l’esercito romano sprecò delle risorse preziose. Ancora più grave fu che i confini, soprattutto quelli settentrionali, erano rimasti sostanzialmente scoperti, con pochissimi contingenti militari, del tutto inadeguati ad impedire una qualsiasi invasione.

Fu in quel momento che gli Alemanni, consapevoli dell’occasione, superarono i confini dell’Impero e dilagarono nei territori della Gallia orientale.

Le fonti antiche, come Ammiano Marcellino e Libanio, ci confermano come la situazione fosse estremamente grave: circa 10.000 cittadini romani furono resi schiavi e costretti a lavorare le terre per conto degli Alemanni. Nemmeno dei corposi contingenti militari erano ormai più in grado di attraversare serenamente il territorio, per via delle continue imboscate.

L’impero romano aveva di fatto perso il controllo territoriale delle Gallie, una delle province strategicamente più importanti e ricche di risorse, e correva il serio rischio di implodere nella sua parte occidentale.

Costanzo II si mosse, dopo la vittoria contro Magnenzio, direttamente nelle Gallie e riuscì a scacciare gli Alemanni oltre il fiume Reno. Ma il problema era stato solamente rimandato: la pace era stata garantita solamente tramite dei trattati con i principali Re germanici, Cnodomario e Vestralpo.

Dal momento che la situazione nell’Impero orientale era delicata e vi era il continuo pericolo di incursioni da parte dei Sasanidi, Costanzo II fu costretto a lasciare un suo vice in Occidente. In quel momento non vi erano dei candidati validi e l’unico maschio adulto della sua famiglia era suo cugino Giuliano.

La scelta, obbligata, lasciò immediatamente perplessi i soldati: Giuliano era un ragazzo di soli 23 anni, senza nessuna esperienza militare. Era un filosofo, uno studioso delle antiche religioni pagane: certamente non qualcuno che pareva in grado di risolvere la situazione o di contrastare la pressione dei barbari germanici.

Ma la storia dimostrò tutt’altro.

Le campagne militari di Giuliano in Gallia

A dispetto di ogni previsione, Giuliano si dimostrò uno straordinario generale, con un grande senso pratico, un’ottima organizzazione e la capacità di comprendere le intenzioni e i movimenti del nemico.

Con una sapiente e accorta gestione degli uomini, Giuliano partì dalla città di Vienne e riconquistò Autun, antica città romana dalla posizione strategicamente rilevante. Un secondo successo fu la riconquista di Colonia, una città che era importante per il controllo del territorio Germanico sin dai tempi di Augusto.

Ma non solo con la guerra Giuliano portò avanti il suo piano: grazie ad un’alleanza con i Franchi, riuscì a farsi un nemico in meno e soprattutto a creare delle crepe tra le coalizioni germaniche, indebolendo l’avversario e isolando sempre più gli Alemanni.

La svolta avvenne nella campagna militare del 357 d.C: Giuliano aveva concepito un piano per circondare gli Alemanni sul territorio delle Gallie. Il suo esercito sarebbe partito della città di Reims e si sarebbe diretto verso Oriente, mentre Barbazione, il capo dell’esercito di Costanzo II in Occidente, avrebbe raggiunto la Rezia. Il doppio attacco avrebbe dovuto spingere gli Alemanni fuori dai confini.

Gli eserciti di Giuliano e di Barbazione si mossero velocemente e riuscirono effettivamente a circondare gli Alemanni i quali, tuttavia, presero una decisione inaspettata. Anziché ritornare oltre il Reno, nei loro territori, scelsero di invadere la valle del fiume Rodano e cercarono di conquistare le città romane di quella zona.

In questo modo gli Alemanni rimasero sostanzialmente “imbottigliati”: il loro Re Cnodomario, per nulla intimorito, lanciò subito una sfida diretta contro Giuliano, invitandolo a combattere in una battaglia campale.

A questo punto Giuliano aveva due possibilità: la prima era quella di continuare a tallonare gli Alemanni, aspettando ulteriori rinforzi e rimandando il momento della battaglia, anche se questo comportava il rischio dell’arrivo di nuove tribù barbariche in soccorso.

Il secondo era quello di accettare la sfida di Cnodomario e combattere gli Alemanni, per la prima volta riuniti in un solo luogo. Ma anche questa scelta non era priva di rischi: l’esercito di Giuliano era in pesante inferiorità numerica.

Dopo un confronto con i suoi principali generali, Giuliano scelse per l’intervento armato.

La disposizione della battaglia di Strasburgo (375 d.C)

La battaglia di Strasburgo avvenne a pochi chilometri dall’omonima città: il campo di battaglia fu scelto in realtà da Cnodomario. Egli posizionò al centro dello schieramento due nutrite file di guerrieri:, tra cui gli Suomari, i Burgundi, gli Uri, i Vestralpi, i Wadomari, per una forza totale di circa 16000 uomini.

Poi, Cnodomario posizionò la cavalleria sulla sinistra, intervallata da alcuni fanti abilmente nascosti: in questo modo il lato sinistro conteneva una specie di “trappola” per la controparte avversaria. I fanti si sarebbero occupati di accoltellare i cavalli e di gettare a terra i cavalieri, mentre i loro commilitoni avrebbero finito gli avversari.

Sul lato destro vi era invece un fitto bosco dove, al comando di Serapio, furono posizionati altri 2000 Alemanni, ben nascosti nel profondo della foresta. In questo modo, la destra, oltre a non poter essere aggirata dai romani, conteneva di fatto una seconda sorpresa.

In netta superiorità numerica, l’esercito degli Alemanni era stato posizionato particolarmente bene e visto che i romani non erano ancora giunti sul campo, ebbe tutto il tempo di dispiegarsi.

L’esercito di Giuliano aveva marciato per decine di chilometri, arrivando sul campo di battaglia quando Cnodomario era già pronto al combattimento. Giuliano avrebbe preferito accamparsi e concedere del riposo ai suoi soldati, ma furono gli stessi legionari a chiedere di battersi immediatamente.

Giuliano iniziò a schierare i suoi uomini: il centro dell’esercito era composto da una prima fila di legionari organizzati in quattro contingenti di Mesiaci, Pannoniciani, Ioviani ed Herculiani: tutte unità che erano state create dall’imperatore Diocleziano e che rappresentavano la crema della potenza militare romana. Ai fianchi di questi quattro nuclei vi erano altri fanti ausiliari: a sinistra i Petulantes e gli Eruli, e a destra i Cornuti e i Brachiati.

Dietro questa prima linea, vi era una seconda sottile fila di arcieri ausiliari.

Giuliano si posizionò ancor più dietro, con una scorta di 200 cavalieri scelti, che costituivano la sua guardia del corpo personale, e ancora più indietro una sorta di terza linea di riserva, occupata dai legionari Primani, anche loro accompagnati da ausiliari: a sinistra i Celti, e a destra i Batavi e i Regi.

Sulle ali, Giuliano posizionò sulla sua destra sei contingenti di cavalieri, tra Dalmati, Sagittari (armati di frecce), Gentili, Catafratti e Scutari: questi ultimi due erano cavalieri corazzati. Sull’ala sinistra, al comando del generale Severo, altri cavalieri ausiliari accompagnati da altrettanti arcieri.

La battaglia di Strasburgo: il combattimento

La battaglia iniziò sul fianco destro: la cavalleria romana caricò gli avversari con grande impeto, ma il piano di Cnodomario funzionò perfettamente. I cavalieri romani furono sorpresi dalla presenza dei fanti, che li misero immediatamente in difficoltà. La cavalleria romana indietreggiò rapidamente, andò nel panico e iniziò a scappare, travolgendo la parte destra della prima linea di fanteria, in particolare i Cornuti e i Brachiati.

Tutto sarebbe andato a scompiglio, se non fosse intervenuto personalmente Giuliano a riprendere il controllo degli uomini e se della terza linea di battaglia i Reges non avessero contrattaccato la cavalleria Alemanna tamponando la situazione ed evitando un accerchiamento.

Sul lato sinistro la cavalleria di Severo si comportò molto meglio: alcune fonti spiegano che Severo riuscì ad intuire il pericolo che si nascondeva nelle foreste e decise di non attaccare, mentre altri testi ci dicono che uno scontro ci fu e arrise ai romani. Comunque, l’imboscata tesa da Cnodomario nel bosco non sortì particolari effetti e l’ala sinistra dell’esercito romano non subì danni rilevanti.

La presenza del bosco, tuttavia, impediva qualsiasi tipo di aggiramento: la battaglia poteva essere decisa a questo punto solamente dallo scontro delle fanterie.

Gli Alemanni caricarono in forza, con grandissimo impeto e straordinario vigore. La prima linea dei romani si dimostrò straordinariamente compatta e riuscì a reggere l’assalto degli avversari. Cnodomario, che guidava il centro della fanteria, iniziò a cercare assieme ai suoi generali un possibile punto debole. Questo venne individuato verso il centro dello schieramento romano.

I germani realizzarono una specie di “triangolo” di uomini, protetto da una serie di scudi, e caricarono di colpo un unico punto per penetrare nel varco della prima fila romana.

L’operazione andò a segno e, con grande sgomento di Giuliano, le due file romane vennero rotte a metà.

E qui prevalse la tattica e la prudenza romana. Mentre Cnodomario si era gettato nella mischia di fanteria, Giuliano era rimasto nelle retrovie e aveva mantenuto una visione globale del campo di battaglia: accortosi del pericolo impiegò con grande tempismo la terza linea di riserva: i Primani attaccarono direttamente gli Alemanni che erano riusciti a penetrare nelle linee romane e a metterli in crisi.

Allo stesso tempo i due tronconi di fanteria romana, seppure divisi, mantennero le loro posizioni ordinate. Così l’incursione degli Alemanni venne mano mano ridimensionata: i legionari ripresero le loro posizioni e, anzi, la situazione conobbe un ribaltamento.

La prima fila dei fanti romani cominciò dapprima a respingere gli Alemanni e poi ad assumere una forma a mezzaluna, schiacciando gli avversari gli uni contro gli altri, levandogli lo spazio necessario per combattere. In questo modo i germanici iniziarono ad andare in panico e di lì a poco l’arretrata si trasformò in una fuga disordinata.

Secondo le fonti, circa diecimila Alemanni persero la vita in quella che fu una disfatta totale. Cnodomario riuscì a sfuggire e a raggiungere, a circa 40 km dal campo, alcune barche che dovevano permettergli di risalire il fiume. Venne però catturato dai cavalieri romani e portato al cospetto di Giuliano che tuttavia dimostrò rispetto per un avversario che si era dimostrato temibile e intelligente: gli risparmiò la vita.

Cnodomario venne trasferito a Roma dove, dopo molti anni, morì.

La vittoria di Strasburgo da parte di Giuliano segnò un importante svolta nel periodo del tardo Impero Romano: la zona delle Gallie ritornò effettivamente sotto il controllo di Roma e le tribù germaniche vennero respinte oltre i confini del Reno. Recuperando un territorio ricco di uomini e di risorse, la parte Occidentale ebbe un vero e proprio respiro di sollievo, ritardando il processo di decadimento di cui erano visibili i primi segni.

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