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La battaglia di Watling Street. Boudicca sfida l’impero romano

Stampe di Roma

La battaglia di Watling Street è un importante scontro avvenuto fra i romani , guidati dal generale Svetonio Paolino e la Regina della tribù degli Iceni, Boudicca, lungo la strada romana che tagliava quasi completamente la Britannia nel primo secolo d.C.

Fu uno scontro sensazionale, dove i romani, in netta inferiorità numerica, sfruttarono al meglio gli elementi naturali del campo di battaglia e le tattiche proprie delle legioni, riuscendo a sbaragliare un esercito nettamente più numeroso.

L’antefatto: i romani in Britannia

Fu l’imperatore Claudio ad ordinare la conquista della Britannia. Nel 43 d.C le legioni sbarcarono sulle coste britanne e si trovarono di fronte una moltitudine di diverse tribù, che anzichè coalizzarsi per respingere l’invasore, soffrirono di gravi divisioni interne.

La tribù degli Iceni, ad esempio, fu da subito disposta a collaborare con i romani. In cambio di un tributo regolare a Roma, gli Iceni ottennero senza particolari problemi una certa indipendenza e libertà di autogestione.

Altri, come i Catuvellauni, furono invece strenui oppositori dei nuovi arrivati. Alcuni comandanti come Calgaco e Carataco, rimangono nella storia come simbolo della resistenza dei britanni contro l’impero.

I romani, guidati dal governatore e generale Gaio Svetonio Paolino, imposero delle condizioni particolarmente dure ai barbari, che vennero trattati con crudeltà, molte volte, e costretti ad arruolarsi nell’esercito per servire nel gigantesco ingranaggio della macchina bellica romana.

Gli Iceni, il Re Prasutago e la Regina Boudicca

Il punto più tragico della dominazione romana in Britannia coinvolse proprio la tribù degli Iceni, che si erano dimostrati i più collaborativi con la potenza di Roma.

Il Re Prasutago regnava con relativa tranquillità, in pieno accordo con Roma. Poco prima della sua morte, il sovrano si trovò a dover redigere il proprio testamento.

Gli accordi prevedevano che il Regno sarebbe stato lasciato in eredità all’imperatore Nerone, che nel frattempo era succeduto a Claudio, così che Roma diventasse anche legalmente la proprietaria del territorio.

Invece, Prasutago lasciò metà del regno a Nerone, come nei patti, e l’altra metà, inaspettatamente, alla moglie Boudicca e alle sue due figlie. Questa azione, in realtà, non intendeva probabilmente sfidare l’autorità di Roma, ma assicurarsi protezione per la sua famiglia e il mantenimento della leadership sulla sua gente.

La reazione, però, fu di grande violenza. La legge romana non prevedeva nessuna possibilità per una donna di guidare un qualsiasi regno, per cui il testamento non solo venne del tutto ignorato, ma i soldati raggiunsero Boudicca, la arrestarono e la flagellarono.

Tenendola ferma, altri commilitoni stuprarono spietatamente le due figlie per ore, lasciando le tre donne nella disperazione.

La rivolta di Boudicca: la distruzione delle città romane

Le violenze contro Boudicca, che possono essere considerate il “simbolo” della spietata dominazione romana in Britannia, scatenarono nella fiera regina la volontà di ribellarsi.

La donna si rivelò una astuta capopolo: in poco tempo l’intera tribù degli Iceni, assieme a quella dei Trinovanti, si sollevarono contro Roma.

Boudicca pensò di attaccare innanzitutto la città di Camulodunum, l’odierna Colchester. Approfittando del fatto che Svetonio Paolino era impegnato con il grosso dell’esercito presso la città di Mona, per attaccare i capi religiosi britanni, i druidi, Boudicca rase al suolo la città.

Le devastazioni furono complete e la rabbia dei britanni si abbattè contro chiunque in città: uomini e ragazzi, donne e bambini.

«La crudeltà più atroce inflitta dai Britanni ai Romani fu questa. Spogliarono le nobildonne della città e le legarono, poi tagliarono loro i seni e li cucirono alle loro bocche, in modo che sembrasse che li stessero mangiando. Poi impalarono le donne attraverso tutto il corpo.»

Cassio Dione, Storia romana, LXII, 7

2.500 soldati della Legio IX Hispana inviati in soccorso della città, vennero brutalmente massacrati e sconfitti dall’orda barbarica ormai senza controllo.

Paolino poteva fare ben poco: i soldati erano troppo pochi e il tempo per riorganizzarsi estremamente scarso.

Le città di Londinium e Verulamium (St Albans), furono evacuate da alcune migliaia di profughi per ordine dello stesso Paolino, prima che l’esercito di Boudicca si abbattesse con estrema violenza anche su questi centri abitati, che conobbero una furia estrema.

La battaglia di Watling Street: la disposizione iniziale

Svetonio Paolino riuscì a reclutare con tutte le forze a disposizione un esercito di 13mila soldati. Erano decisamente pochi, ma non vi era altra possibilità e qualsiasi rinforzo da Roma avrebbe impiegato settimane per arrivare.

Non aveva altra scelta che affrontare, sebbene in svantaggio, l’armata di Boudicca, che contava perlomeno su 40mila guerrieri.

In un punto non ancora identificato sulla Watling Street, Paolino doveva affrontare Boudicca.

Il suo più importante problema era la disposizione della fanteria. Se avesse creato una linea di legionari con una estensione pari a quella dell’avversario, questa sarebbe stata troppo sottile e passibile di essere bucata.

Una disposizione più concentrata, quasi a quadrato, sarebbe stata facilmente accerchiata e distrutta dal soverchiante numero di uomini avversari.

Per questo Paolino cercò di equilibrare l’inferiorità numerica con una saggia scelta del campo di battaglia. Alcune piccole colline, ma abbastanza scoscese, sui lati e sul retro avrebbero impedito l’accerchiamento, convogliando il nemico solo sul fronte.

Paolino posizionò i legionari, accompagnati da due gruppi di mercenari germanici di fanteria leggera sui lati, e due contingenti di cavalleria nascosti fra le colline per sbucare al momento più opportuno sui rispettivi fianchi dell’avversario.

Boudicca, invece, non concepì alcun piano particolare. Convinta che Paolino si fosse imbucato in una vera e propria trappola, posizionò i suoi soldati al centro pronti a massacrare i romani.

Addirittura, le famiglie dei guerrieri si disposero con i loro carri a semicerchio, dietro il campo di battaglia, per assistere allo “spettacolo”.

Dopodichè, al comando di Boudicca, la battaglia ebbe inizio.

La Battaglia di Watling Street: lo scontro

La prima mossa toccò a Boudicca, che pensò di spezzare la fanteria romana lanciando contro le file dei legionari dei carri pesanti.

Per fortuna, non si trattava di carri da guerra appositamente concepiti per sventrare gli avversari, quanto piuttosto dei carri da trasporto che vennero gestiti e neutralizzati abbastanza facilmente dai soldati romani.

La seconda mossa fu invece appannaggio di Paolino. Per fortuna le Legioni potevano contare su una importante artiglieria. Frecce, due giavellotti per ogni soldato e diversi scorpioni, degli strumenti portatili che potevano scagliare dei giavellotti a grandi distanze.

L’esercito di Boudicca, ripetutamente bersagliato dalle frecce romane, venne pesantemente decimato e indebolito, mentre la confusione iniziava ad aumentare sul campo di battaglia.

Al momento del contatto tra le due fanteria, Paolino diede ordine ai legionari di posizionarsi a triangolo. Si trattava di una formazione adatta a “bucare” le file avversarie e penetrare rapidamente in mezzo ai soldati nemici.

In questo modo, dopo ore di combattimento, i guerrieri di Boudicca iniziarono a confondersi e a retrocedere.

Gli elementi che davvero fecero svoltare la situazione a favore dei romani furono tre:

  • La formazione a triangolo che si infilò nelle zone più deboli del fronte britanno
  • L’armamento romano più adatto al combattimento ravvicinato al contrario della grandi spade britanne che necessitavano di almeno due metri di spazio per essere utilizzate
  • Il ricambio dei soldati (la mutatio), che ottimizzò le forze dei legionari

Quando i britanni iniziarono a dare segni di cedimento, al momento opportuno, l’intervento degli ausiliari germanici e le cavallerie nascoste, fu risolutivo. Circondati anche dai lati e sul retro, i soldati di Boudicca persero completamente il controllo.

Il grande numero dei guerrieri barbari si trasformò così in uno svantaggio. Gli uomini iniziarono ad accavallarsi uno sull’altro e il panico trasformò l’orda barbarica in una folla disperata che cercò in ogni modo di scappare.

A questo punto, con tragica ironia, il semicerchio di carri posizionato dalle famiglie britanniche per assaporare la vittoria, diventò un ostacolo alla fuga dei guerrieri, che non ebbero letteralmente scampo e vennero crudelmente falcidiati dai legionari di Svetonio Paolino.

La fine di Boudicca e della rivolta britanna

Boudicca morì con onore sul campo di battaglia. Secondo altre fonti, fu ferita gravemente e spirò dopo pochi giorni per infezione.

Comunque sia andata, la devastante sconfitta sulla Watling Street pose fine ad ogni velleità britanna di respingere l’invasore romano.

Svetonio Paolino non perse tempo: i sottomessi ottennero condizioni ancora più dure delle precedenti, alle quali si aggiunsero delle ripetute spedizioni punitive nel cuore dei loro territori.

Nonostante la vittoria, tuttavia, la situazione politica cambiò. L’imperatore Nerone, che si trovava ancora nei primi anni “illuminati” del suo regno, considerò il comportamento di Paolino incompatibile con la pace.

Nerone capì che finchè i britanni sarebbero stati trattati in questo modo, la provincia non sarebbe mai stata pacificata. Per questo, Paolino, pur con tutti gli onori militari per la sua vittoria, venne sostituito da Publio Petronio Turpiliano, che avviò immediatamente una politica più tollerante e rispettosa nei confronti delle tribù.

La Britannia, nella sua parte meridionale, rimase così saldamente sotto il controllo romano che, oltre ad aver vinto militarmente gli avversari, era riuscito a ricalibrare le proprie forze, creando una convivenza e poi una assimilazione sociale vincente.

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