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Lettera di un legionario romano alla famiglia

Stampe di Roma

La lettera del legionario Asinio Polione è uno dei ritrovamenti archeologici più sensazionali e suggestivi dell’intera storia romana.

Si tratta di autentica lettera di un antico legionario romano che scrive a casa: un gesto meraviglioso, un atto molto personale e decisamente intimo, che dopo secoli possiamo riscoprire, per sentirci idealmente vicini a quel soldato.

Il luogo e il tempo della lettera

Aurelio Polione era un legionario, di giovane età, di stanza in Pannonia, una regione che corrisponde all’odierna Ungheria, una parte dell’Austria e della Croazia.

Si trattava di una regione molto importante per l’impero romano, una zona di confine. Il periodo in cui la lettera è stata redatta è molto probabilmente attorno al III secolo dopo Cristo.

Lo capiamo sia perché il nome Aurelio era molto diffuso durante quegli anni, sia perché l’organizzazione amministrativa della Pannonia, per come viene citata nella lettera, è molto probabilmente quella del III secolo.

E’ un periodo di crisi per l’impero romano: vi sono delle tensioni sociali importanti, l’esercito affronta dei momenti di grande difficoltà e in questo contesto, Aurelio Polione, solo e frustrato, scrive una lettera alla sua famiglia.

Si sente rifiutato, ha bisogno di avere aggiornamenti dai suoi cari e, come vedremo, ha degli importanti problemi con i suoi congiunti.

Nel suo nucleo familiare c’è qualcosa di irrisolto e questo giovane legionario sente il bisogno di scrivere una lettera nel tentativo accorato di riappacificarsi con i genitori e i fratelli.

La lettera deve raggiungere l’Egitto: deve fare tantissima strada per arrivare a destinazione e la missiva venne affidata al suo Centurione, perché venisse inoltrata quanto prima all’efficiente sistema di posta dell’antica Roma.

La scoperta e la traduzione

Nel 1899, proprio in Egitto, venne ritrovato un papiro contenente la lettera scritta da nostro legionario: la straordinaria possibilità di leggere le precise parole scritte da quel ragazzo.

Il testo è in greco, ma si tratta di un greco molto influenzato dal latino. Probabile quindi che gli ordini militari impartiti nella lingua originaria dei romani, abbiano influenzato lo stile di scrittura del legionario.

Possiamo capire abbastanza facilmente che il livello di istruzione del ragazzo fosse relativamente elevato.

La lettera non è completa in tutte le sue parti: purtroppo diverse parole o frasi sono saltate, per cui possiamo solo leggere nell’insieme per capire il senso generale del discorso.

Aurelio Polione

AURELIUS POLION, SOLDATO DELLA LEGIO II AUDITRIX, A SUO FRATELLO HERON, ALLA SORELLA PLOUTOU, ALLA MADRE SEINOUPHIS LA PANETTIERA E SIGNORA (?), TANTI CARI SALUTI.

PREGO GIORNO E NOTTE CHE VOI GODIATE DI BUONA SALUTE, E OMAGGIO SEMPRE TUTTI GLI DEI DA PARTE VOSTRA. IO NON SMETTO DI SCRIVERVI, MA VOI NON PENSATE MAI A ME.

MA IO FACCIO LA MIA PARTE SCRIVENDOVI SEMPRE E NON SMETTENDO MAI DI STARE VICINO A VOI CON LA MENTE E CON IL CUORE. EPPURE NON MI SCRIVETE MAI PER DIRMI DELLA VOSTRA SALUTE E DI COME VE LA CAVATE.

SONO PREOCCUPATO PER VOI, PERCHÉ SEBBENE RICEVIATE SPESSO LETTERE DA ME, NON AVETE MAI RISPOSTO, COSÌ NON POSSO SAPERE COME VOI …

MENTRE ERO IN PANNONIA VI HO SPEDITO (DELLE LETTERE), MA MI AVETE TRATTATO COME UN ESTRANEO … SONO PARTITO … E VOI SIETE FELICI CHE (?) … L’ESERCITO.  IO NON HO … VOI … PER L’ESERCITO, MA IO … SONO ANDATO VIA DA VOI.

VI HO MANDATO SEI LETTERE … PROVERÒ A OTTENERE UN PERMESSO DAL COMANDANTE E VERRÒ DA TE IN MODO CHE TU POSSA CAPIRE CHE SONO TUO FRATELLO…

HO CHIESTO (?) NIENTE A VOI PER L’ESERCITO, MA VI HO DELUSI PERCHÉ SEBBENE VI ABBIA SCRITTO, NESSUNO DI VOI (?) … HA CONSIDERAZIONE.
SENTITE, VOSTRO (?) VICINO … SONO TUO FRATELLO. ANCHE VOI, RISPONDETEMI … SCRIVETEMI. CHIUNQUE DI VOI …, INVIATE IL SUO … A ME.

SALUTATE MIO PADRE APHRODISIOS E MIO (?) ZIO (?) ATESIOS … SUA FIGLIA … SUO MARITO E ORSINOUPHIS E I FIGLI DELLA SORELLA DI SUA MADRE, XENPHON E OUENOPHIS CONOSCIUTO ANCHE COME PROTAS … GLI AURELII … LA LETTERA …

Non sappiamo, e non sapremo mai se la missiva raggiunse la sua destinazione, così come non ci sarà mai possibile capire se Aurelio trovò pace con i suoi cari.

Possiamo solo augurarglielo, per l’eternità.

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