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Lucio Domizio Aureliano: l’imperatore romano che restaurò il mondo

Stampe di Roma

Aureliano, il cui nome esteso era Lucio Domizio Aureliano, è stato un imperatore romano che governò dal 270 al 275 d.C. Venne chiamato “Restitutor Orbis” per la sua capacità di riunire l’impero, domando una serie di rivolte e risolvendo delle gravi emergenze militari in un territorio praticamente disintegrato e sotto la pressione delle invasioni esterne.

Aureliano è uno di quei personaggi che ha cambiato la storia di Roma, e ha garantito la sopravvivenza dell’Impero d’Occidente per ulteriori secoli, lasciando un’impronta indelebile nella storia Europea.

La strada verso il controllo dell’impero

Aureliano nacque in una città vicino al fiume Danubio, sul confine settentrionale dell’impero. Sin da ragazzo si affermò come ufficiale nell’esercito. La sua vita cambiò nel 260 d.C, quando le pressioni delle tribù sui confini romani e la completa incapacità dei governanti di gestire la situazione, fecero crollare le frontiere dell’impero e misero Roma in gravissima crisi.

Aureliano, che a quel tempo era già un generale affermato, guidava regolarmente la cavalleria dell’allora Imperatore Gallieno. Dopo l’assassinio di quest’ultimo, nel 268 d.C, il nuovo imperatore divenne Claudio, amico e conoscente di Aureliano.

Claudio riuscì a sopprimere rapidamente la ribellione dell’usurpatore Aureolo, ma dopo un regno di soli 18 mesi, morì in circostanze misteriose.

Il fratello di Claudio, Quintillo, prese il suo posto, ma dopo tre mesi anche lui morì ucciso: nel settembre del 270 d.C, le truppe proclamarono Aureliano come nuovo e legittimo imperatore.

Aureliano si trovava di fronte a una serie di emergenze militari straordinarie: le tribù barbariche stavano premendo pesantemente sui confini, vi erano parecchie riforme interne estremamente urgenti e la società romana era profondamente fiaccata da una serie di problemi economici, finanziari e da una crisi monetaria.

Gli interventi militari di Aureliano: la riconquista di Palmira e dell’Impero delle Gallie

Aureliano, da ottimo generale qual’era, iniziò rapidamente a ripristinare l’autorità romana in tutta l’Europa.

Il suo primo impegno fu quello di respingere la tribù dei Vandali dalla Pannonia, odierna Europa centrale, e dopo una serie di battaglie fu anche in grado di espellere le tribù germaniche degli Alemanni e degli Iutungi dall’Italia settentrionale, dove questi erano sconfinati e dove stavano mettendo a ferro e fuoco le principali città del nord Italia.

Addirittura, gli Iutungi vennero inseguiti attraverso il fiume Danubio e ricacciati nei loro territori di origine.

Tornato a Roma, Aureliano dovette sedare una serie di ribellioni della popolazione stremata dalla fame. L’Imperatore si rese conto che le incursioni delle tribù del Nord erano ormai all’ordine del giorno, e Roma non era più quella di un tempo, capace di difendersi da sola con il proprio esercito.

Aureliano capì che Roma doveva essere ormai protetta da una nuova gigantesca cinta muraria, con una tendenza che anticipa le dinamiche del Medioevo. Per questo venne costruita una cinta muraria di dimensioni ciclopiche, che ancora oggi porta il suo nome e che consentì alla città di Roma di resistere per secoli.

Nel 271 d.C, Aureliano si impegnò per recuperare il controllo delle province orientali. 

La regina Zenobia, a capo della città carovaniera di Palmira, assieme a suo figlio Vaballato, aveva attuato ormai da anni una secessione pericolosa, e mirava a mantenere il controllo delle linee commerciali orientali. Aureliano sconfisse per due volte Zenobia e la costrinse alla resa, conquistando la città.

Aureliano marciò poi sul fiume Danubio, dove sconfisse la tribù dei Carpi.

Nel 274 d.C, Aureliano si spostò per confrontarsi contro Tetrico, l’imperatore dell’impero delle Gallie, una ampia porzione delle province romane occidentali che si era autogestita in maniera autonoma rispetto a Roma, e che aveva proclamato una propria indipendenza.

L’impero delle Gallie ormai controllava la Gallia, la Spagna e la Britannia. Messo alle strette dall’incursione di nuove tribù germaniche e da cospirazioni interne, Tetrico concluse un trattato segreto con Aureliano, secondo cui durante la battaglia decisiva si sarebbe ritirato dal campo abbandonando i suoi uomini.

Per questo motivo, l’esercito di Tetrico, rimasto improvvisamente senza capo, venne rapidamente sconfitto da Aureliano. L’imperatore ricompensò Tetrico con un governatorato nella zona della Lucania, ma solo dopo averlo fatto marciare a Roma nel suo trionfo, al fianco della regina Zenobia.

In questo modo, in pochissimi anni, Aureliano aveva nuovamente restituito Roma se stessa, riportando tutti i territori che andavano disfacendosi sotto il controllo di un’autorità centrale.

Nel 274 d.C, Aureliano prese una coraggiosa decisione: diede ordine di ritirare le truppe romane dalla zona della Dacia e di reinsediare soldati e coloni a sud del fiume Danubio.

Aureliano aveva capito che questi confini erano essenziali per la sopravvivenza a lungo termine dell’impero, ma che questi non potevano più essere occupati come era stato fino a quel momento: adesso era necessario avere dei confini più corti e difendibili.

Aureliano come amministratore

Aureliano non fu solamente un generale eccezionale, ma anche un amministratore severo ed estremamente lungimirante.

Aumentò la distribuzione di cibo gratuito a Roma, come non aveva fatto nessun altro imperatore prima di lui. In questo modo diminuì la probabilità di rivolte e risollevò migliaia di persone dall’indigenza in cui versavano da anni.

Tentò anche di risolvere una crisi monetaria che affliggeva l’impero, attraverso la riforma della principale moneta d’argento del suo tempo, che da più di 40 anni si andava degradando. La sua iniziativa ebbe purtroppo un successo limitato, in quanto non fu accompagnata da riforme sostanziali.

Sotto l’aspetto religioso, Aureliano cercò di imporre il culto dell’imperatore protetto dal “Sole invitto”, “Sol Invictus” , creando così una figura di Imperatore-Dio sulla terra, anticipando per certi versi alcune riforme che verranno condotte più tardi dall’imperatore Costantino.

La morte di Aureliano

All’inizio del 275 d.C, mentre Aureliano marciava con il suo esercito per una nuova campagna militare contro la Persia, fu assassinato, per motivi non ber noti, da un gruppo di ufficiali.

Non conosciamo esattamente i motivi per cui decisero di uccidere Aureliano: probabilmente, secondo alcuni frammenti nelle fonti antiche, potrebbero essere stati indotti in errore, sospettando erroneamente che Aureliano volesse giustiziarli per qualche motivo.

La morte di Aureliano privò l’impero romano di una guida di straordinario carisma, che soprattutto sotto l’aspetto militare, stava risolvendo diversi problemi importanti. Il governo romano fu affidato alla sua vedova, Ulpia Severina, finché, dopo un periodo di sei mesi, il Senato nominò al trono l’anziano Marco Claudio Tacito.

L’impero tuttavia, versò rapidamente nel caos e nella devastazione, e conobbe una ripresa solamente all’arrivo dell’imperatore Diocleziano, nel 284 d.C.

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