Browse By

Lucio Seiano, il capo dei pretoriani di Tiberio

Stampe di Roma

Lucio Elio Seiano fu un soldato di particolare successo, amico e confidente dell’ imperatore romano Tiberio. Appartenente alla classe degli equestri, salì al potere come prefetto della guardia del corpo imperiale romana, di cui fu comandante dal 14 d.C fino alla sua morte, sopraggiunta del 31 d.C.

Anche se la guardia pretoriana era stata istituita formalmente sotto l’imperatore Augusto, Seiano introdusse una serie di riforme che permisero a questa unità di evolversi da semplice guardia del corpo a vero e proprio ramo dell’impero, responsabile della sicurezza pubblica, dell’amministrazione civile e in grado di svolgere un importante ruolo di intercessione tra l’imperatore e il Senato.

Le origini di Lucio Elio Seiano

Seiano nacque nel 20 avanti Cristo a Volsinii, in Etruria, dalla famiglia di Lucio Seio Strabone, un appartenente alla classe equestre. Il nonno di Seiano riuscì ad intessere rapporti con le famiglie senatoriali attraverso il suo matrimonio con Terenzia, sorella della moglie di Gaio Mecenate, uno dei più potenti alleati politici dell’imperatore Augusto.

Anche il padre, Strabone, si sposò con esponenti di famiglie altrettanto illustri. Una delle sue mogli era Cosconia Gallita, sorella di Lentulo Maluginensis, e Publio Cornelio Lentulo Scipione. Seiano venne successivamente adottato nella Gens Elia, e così divenne noto come Lucio Elio Seiano.

La famiglia adottiva di Seiano contava fra le sue fila almeno due Consoli: Quinto Elio Tubero e Sesto Elio Catone, padre di Elia Petina, seconda moglie del futuro imperatore Claudio. Lo zio di Seiano, Bleso, si distinse come comandante militare, divenendo proconsole dell’Africa nel 21 d.C, e guadagnandosi il trionfo per avere sopresso la ribellione di Tacfarinas.

L’ascesa al potere di Seiano

Determinante per la carriera di Seiano fu suo padre Strabone, che divenne prefetto della Guardia pretoriana nel 2 avanti Cristo. Il padre era arrivato ad occupare una delle posizioni più influenti consentite ad una appartenente della classe equestre. Secondo Tacito, durante questo periodo, Seiano accompagnò Gaio Cesare, figlio adottivo di Augusto, durante alcune campagne militari in Armenia, nel 1 avanti Cristo.

Quando Tiberio, successore di Augusto, fu nominato imperatore, Seiano venne automaticamente promosso come prefetto della guardia pretoriana, come collega del padre.

Ma quando il padre fu assegnato al governatorato dell’Egitto nel 15 d.C, Seiano divenne l’unico comandante dei pretoriani e concepì immediatamente una serie di riforme con l’intento di trasformare i pretoriani da semplici guardie del corpo ad un potente e importante strumento del principato.

Nel 20 d.C, infatti, gli accampamenti dei pretoriani, fino ad allora dislocati in diversi quartieri di Roma, furono riuniti in un unico castrum appena fuori dai confini della città . Il numero delle Coorti che componevano il corpo dei pretoriani fu aumentato da 9 a 12 e una parte dei soldati fu messa a diretta protezione del palazzo imperiale. Lo stesso Seiano nominò diversi centurioni e tribuni come suoi aiutanti.

Grazie a questi cambiamenti, Seiano aveva costituito una forza militare d’èlite composta da circa 12000 soldati, tutti a sua immediata disposizione.

È interessante notare anche il cambiamento nel concetto stesso della guardia pretoriana per il potere imperiale. Prima di Seiano, i pretoriani erano dei semplici soldati scelti, che accompagnavano l’imperatore con il solo scopo di garantire la sua protezione personale, e la loro esistenza era giustificata da esigenze di sicurezza.

Ora, i pretoriani divennero una vera e propria unità armata a disposizione dell’imperatore, il cui ruolo e la cui forza venivano consapevolmente esibite, soprattutto nelle parate militari.

Gli scontri tra Seiano e Druso

In qualità di prefetto del Pretorio, Seiano divenne rapidamente un fidato consigliere dell’imperatore Tiberio. Nel già nel 23 d.C, Seiano era in grado di esercitare una notevole influenza sulle decisioni dell’imperatore, il quale per riferirsi a lui lo chiamava “Compagno di fatiche.”

Segno del successo della strategia di Seiano fu anche la nomina al grado di pretore, una posizione normalmente non concessa ai cittadini della classe equestre. Nel corso del tempo, l’influenza di Seiano aumentò ulteriormente e di questo vi furono segnali evidenti, come l’erezione di una statua in suo onore nel Teatro di Pompeo.

Mano mano i suoi seguaci avanzarono nella carriera, ottenendo governatorati e cariche pubbliche sempre più importanti.

Ma questa posizione privilegiata, provocò nel corso del tempo un forte risentimento tra la classe senatoria e in particolare nel suo più diretto avversario, Druso Giulio Cesare, figlio di Tiberio.

Druso doveva essere, secondo la linea di successione, l’erede del padre e tale eredità gli era stata politicamente “promessa” attraverso la condivisione del consolato con Tiberio del 21 d.C. Inizialmente Seiano cercò di superare il suo diretto avversario attraverso la creazione di alcuni legami familiari: egli aveva tentato di far fidanzare sua figlia Junilla, con il figlio di Claudio, Claudio Druso. Ma all’epoca Junilla aveva solamente 4 anni e il matrimonio non avvenne, anche perché il ragazzo morì misteriosamente per asfissia.

Nel 23 d.C, l’inimicizia tra i due uomini aveva raggiunto un punto critico. Durante una discussione, secondo Tacito, Druso aveva addirittura colpito Seiano con un pugno e si lamentava apertamente che ad uno “straniero” era stato concesso di assumere importanti cariche di governo”.

A questo punto, Seiano non aveva altra soluzione che ricorrere all’ eliminazione diretta di Druso: il prefetto riuscì a sedurre la moglie di Druso, Livilla, e a convincerla ad uccidere il consorte. I due iniziarono ad avvelenare lentamente Druso, giorno dopo giorno, in modo tale che il suo decesso, avvenuto il 13 settembre del 23 d.C, sembrò essere occorso per cause del tutto naturali.

L’apice della carriera di Seiano

La morte di Druso colpì profondamente l’imperatore Tiberio, ormai sessantenne, sia personalmente che politicamente. Tiberio, che non aveva mai affrontato il suo incarico di imperatore di buon grado, aveva puntato sempre di più sulla successione di Druso, ma con questo duro colpo, lasciò più che mai l’amministrazione dello Stato nelle mani di Seiano.

A questo punto della sua carriera, Seiano tentò di nuovo di proporsi come erede di Tiberio attraverso dei legami familiari. Chiese infatti il permesso di sposare Livilla, la vedova di Druso, nel 25 d.C, con l’obiettivo di posizionarsi con buone prospettive nella linea di successione dell’imperatore.

Tiberio negò però la richiesta, avvertendo anzi Seiano che stava oltrepassando il segno. Allarmato da questo passo falso, Seiano modificò radicalmente i suoi piani e iniziò a circuire psicologicamente Tiberio. Grazie ad una straordinaria capacità da affabulatore, Seiano alimentò nell’imperatore una serie di paure e di paranoie nei confronti di Agrippina e del Senato, convincendolo a ritirarsi in tranquillità, prima nelle campagne della Campania, cosa che avvenne nel 26 d.C, e infine nell’isola di Capri.

Protetto dai pretoriani e unico intermediario di Tiberio, Seiano aveva di fatto ottenuto il pieno controllo dell’impero.

Da questa posizione di potere e di vantaggio, Seiano iniziò una serie di processi di epurazione di possibili avversari, tra cui senatori e ricchi cavalieri di Roma, rimuovendo coloro che erano in grado di opporsi al suo potere.

Grazie ad una rete di spie e informatori, Seiano sfruttò le leggi in vigore per citare sistematicamente in giudizio, con false accuse di tradimento, diversi avversari: molti di loro preferivano il suicidio piuttosto che essere condannati o giustiziati. Tra coloro che morirono per mano delle macchinazioni di Seiano, vi fu Gaio Asinio Gallo, eminente senatore e oppositore di Tiberio, che era legato alla fazione di Agrippina.

Anche Agrippina e i due dei suoi figli, Nerone e Druso, furono arrestati ed esiliati nel 30 d.C e morirono di fame in circostanze sospette. Solo Caligola, il più giovane figlio di Germanico, riuscì a sopravvivere alle purghe di Seiano, trasferendosi nella villa di Tiberio a Capri, nel 31 d.C.

Nel 31 d.C, nonostante il suo rango equestre, Seiano condivise il consolato con Tiberio e infine divenne promesso sposo di Livilla. Dal momento che Tiberio non metteva piede a Roma da anni, ormai senatori e cavalieri corteggiavano il favore di Seiano come se fosse lui stesso l’imperatore.

Il suo compleanno fu celebrato pubblicamente e furono erette diverse statue in suo onore. In questo periodo Seiano sentiva che la sua posizione era praticamente inattaccabile, come conferma lo storico Cassio Dione: “Seiano era così abile e aveva una così grande superbia per il suo immenso potere che sembrava lui stesso l’imperatore e Tiberio una specie di senatore in esilio, visto che trascorreva tutto il suo tempo sull’isola di Capri“.

La caduta di Seiano

Alla fine del 31 d.C, Seiano fu improvvisamente arrestato, giustiziato sommariamente e il suo corpo gettato per le strade di Roma. Non è chiaro che cosa abbia causato l’improvvisa caduta del prefetto del Pretorio.

Gli storici antichi non riescono a definire esattamente la natura della cospirazione che si scatenò contro Seiano e non sappiamo se fu Seiano a compiere un passo falso o Tiberio a rendersi conto della situazione in cui si trovava. Purtroppo la parte degli Annali di Tacito che ci spiega i dettagli di tutto questo, è andata perduta.

Secondo un’altra fonte antica, Giuseppe Flavio, in realtà Antonia, la madre di Livilla, riuscì ad allertare Tiberio della crescente minaccia rappresentata da Seiano, in una lettera che inviò a Capri e che fu consegnata in segreto attraverso il suo liberto, Pallade. Secondo Giovenale, Tiberio rispose con un’altra lettera ufficiale, che conteneva l’ordine preciso di giustiziare Seiano senza processo.

Una spiegazione interessante sui dettagli della caduta di Seiano sarebbe indicata da Cassio Dione, che scrive tuttavia quasi duecento anni dopo i fatti. Secondo la sua versione, Tiberio riuscì finalmente a capire fino a che punto Seiano aveva usurpato la sua autorità a Roma.

Ma rendendosi conto che una condanna immediata avrebbe potuto spingere Seiano a tentare un colpo di stato militare, l’imperatore avrebbe utilizzato una tecnica più raffinata.

Tiberio avrebbe indirizzato una serie di lettere contraddittorie al Senato, alcune delle quali lodavano pubblicamente Saiano e i suoi colleghi e altre che ne denunciavano alcuni errori. Così, Tiberio si dimise da console, costringendo Seiano a fare lo stesso, e conferì una carica religiosa importante, il sacerdozio onorario, a Caligola, mettendo in campo un valido successore e alternativa al potere di Seiano.

La confusione che ne scaturì, riuscì ad alienare a Seiano molti dei suoi seguaci. Dal momento che le intenzioni dell’imperatore in carica non erano più chiare, diversi aristocratici ritenevano più sicuro prendere le distanze da Seiano, fino a che la situazione non fosse stata chiaramente risolta.

Una volta ottenuta la sicurezza che il sostegno per Seiano era sensibilmente calato, l’imperatore scelse Nevio Sutorio Macro , in precedenza prefetto dei vigili, una sorta di polizia dell’antica Roma, per sostituire Seiano come prefetto del Pretorio.

Il 18 ottobre del 31 d.C, Seiano fu convocato in una riunione del Senato: la motivazione ufficiale era la lettura di un messaggio scritto direttamente da Tiberio, che gli conferiva apparentemente ulteriori poteri da tribuno. Mentre nel Senato si dava lettura della lettera, Macro assunse rapidamente il controllo della guardia pretoriana e alcuni soldati circondarono l’edificio.

Quando ancora alcuni senatori si stavano congratulando con Seiano, il contenuto della lettera, fino ad allora abbastanza inconcludente, cambiò radicalmente e denunciò improvvisamente l’operato di Seiano, ordinandone l’arresto, quando ormai loro l’ex prefetto non aveva più scampo.

Seiano fu così fermato e imprigionato nel carcere Mamertino.

Quella stessa sera il Senato si radunò nel Tempio della Concordia e condannò a morte Seiano attraverso un processo estremamente sommario.

Seiano fu prelevato dalla prigione, strangolato e gettato dalle scale della Gemonia, una antica scalinata dedicata alle esecuzioni pubbliche. Il popolo, in seguito, fece a pezzi il suo corpo.

Seguirono diversi disordini, durante i quali i cittadini andavano a caccia e uccidevano chiunque fosse stato amico o alleato di Seiano. In seguito all’emissione della Damnatio Memoriae da parte del Senato, un provvedimento con cui si condannava una persona a non essere ricordata dai posteri, le statue di Seiano furono abbattute a furor di popolo e le sue iscrizioni cancellate da tutti i registri pubblici e dalle monete.

Il 24 ottobre, il figlio maggiore di Seiano, Strabone, fu arrestato e giustiziato. Dopo aver appreso della sua morte, anche l’ex moglie Apicata si suicidò il 26 ottobre, non prima di aver indirizzato una lettera a Tiberio con la rivelazione dell’assassinio di Druso, anni prima, con la complicità di livilla.

Le accuse furono corroborate dalle confessioni degli schiavi di Livilla, che sotto tortura ammisero di aver somministrato il veleno. I rimanenti figli di Seiano, Eliano e Junilla, furono giustiziati nel dicembre di quell’anno. Alcune fonti affermano che Junilla fu prima violentata e poi impiccata e il suo corpo gettato sempre per le scale della Gemonia assieme ai suoi fratelli.

Carrello della spesa
There are no products in the cart!
Continua a fare acquisti