Il primo triumvirato: Roma in mano a Cesare, Pompeo e Crasso

Stampe di Roma

Il primo triumvirato è un accordo politico privato stipulato attorno al 60 a.C da Giulio Cesare, Gneo Pompeo e Licinio Crasso.

Con questa intesa, i tre uomini politici ottennero il totale controllo della società romana, spartendosi grosse fette del potere e creando un sodalizio che avrà influenze determinati per tutta la storia della Repubblica di Roma.

Pompeo, il grande condottiero

È il periodo della tarda Repubblica e sulla scena politica vi sono diversi personaggi a stuzzicare l’attenzione.

La nostra si pone prima di tutto su Pompeo Magno: la sua fortuna militare era nata e cresciuta sotto il periodo della dittatura di Lucio Cornelio Silla.

Era una stella della politica Romana, già a capo di missioni militari in Africa e in Spagna e gli era stato addirittura conferito il compito di liberare il Mediterraneo dei pirati, operazione che portò a termine con sfolgorante rapidità ed efficacia. Combattè anche in Asia contro Mitridate re del Ponto ottenendo delle straordinarie vittorie.

Pompeo Magno era una star, un beniamino del popolo: uno dei Generali più potenti della storia romana. Di ritorno dalle guerre di Oriente aveva bisogno però che i suoi soldati venissero soddisfatti e che le terre promesse ai veterani venissero assegnate.

Non solo: anche tutte le misure legali e fiscali imposte in Oriente dovevano essere ratificate dal Senato. A Pompeo, una volta tornato a Roma, serviva una conferma politica di tutti gli obiettivi raggiunti in Asia.

Ma l’oligarchia senatoria non era intenzionata a concedere troppo potere a Pompeo nonostante le sue vittorie: personaggi come Catulo e Catone gli fecero completo ostruzionismo.

Il console che Pompeo riuscì a far eleggere per avere un alleato rimase completamente invischiato nella politica e negli intrighi di palazzo, bloccando di fatto tutte le sue possibilità.

Crasso, l’uomo più ricco di roma

Il secondo uomo di questo importante triumvirato è Crasso, un politico divenuto ricchissimo sotto la dittatura di Silla grazie alle liste di proscrizione: era l’uomo più ricco di Roma, forse il più ricco della storia, e creditore di moltissimi politici romani del suo tempo.

Questo gli conferì un grande potere di convincimento, un’influenza e addirittura una capacità di ricatto straordinaria.

Anche Crasso per consolidare il suo impero economico, specialmente in Oriente, aveva bisogno di leggi ad hoc che non riusciva a ottenere da solo, sempre per via di una frangia di senatori che osteggiava i suoi interessi.

Giulio Cesare, il populares dal grande seguito

Il terzo uomo è Giulio Cesare: la sua apparve essere fin da subito una carriera diversa rispetto a quella degli altri due. Nacque infatti in una famiglia Populares e non dimostrò subito passione per la politica: fino ai 30 anni la sua vita rimase pressoché libera da un preciso impegno politico.

Nonostante ciò, anche lui veniva riconosciuto per la sua influenza e la capacità di creare attorno a se un grande seguito. Nel momento in cui la strada di Cesare si unì a quella degli altri due uomini, questi è propretore in Spagna, un politico che cerca il salto di qualità per diventare Console.

Tre grandi uomini dalla grande ambizione che da soli non bastavano, ma che insieme costituivano una forza dirompente.

L’accordo del primo triumvirato

Il cambiamento avvenne grazie all’enorme intelligenza politica di Cesare e ai suoi bisogni: fu lui che ebbe l’idea di creare un’alleanza tra loro tutt’altro che facile da perseguire.

Il piano era il seguente: Pompeo e Crasso avrebbero dovuto supportare la candidatura al Consolato di Cesare e Cesare in cambio, durante il suo Consolato, avrebbe approvato tutta una serie di leggi che facevano comodo alle esigenze dei suoi alleati.

Si trattò di un vero capolavoro politico, soprattutto perché Pompeo e Crasso non erano amici: ogni possibilità di benevolenza era sparita in occasione della rivolta di Spartaco. Crasso aveva combattuto Spartaco con tutti i mezzi possibili e lo aveva quasi sterminato e Pompeo, giunto alla fine dei combattimenti, si era preso il merito in Senato.

Cesare, da grandissimo mediatore, riuscì a farli riappacificare, e a creare un vero e proprio mostro a tre teste.

Il principale beneficiario fu sicuramente Cesare, che riuscì a compiere lo scatto politico necessario, compiendo una delle operazioni di acutezza politica più grandi mai esistite nella storia romana.

Nel 59 a.C Cesare venne quindi eletto Console e rispettò la sua parte dell’accordo: varò tutte le norme necessarie agli interessi di Crasso e Pompeo.

All’inizio del consolato, l’accordo rimase privato ma ad un certo punto, quando Cesare iniziò a incontrare un fortissimo ostruzionismo in Senato in merito ad una riforma agraria, uscì allo scoperto.

Il Senato fu di fatto scavalcato e le misure di Cesare approvate direttamente a furor di popolo. Tutti i provvedimenti di Cesare, furono così ratificati da un Senato intimorito e paralizzato.

Verso il termine del suo mandato il destino di Cesare era estremamente incerto: con tutte le irregolarità che aveva compiuto, i suoi avversari lo avrebbero facilmente seppellito sotto decine di processi.

La sola via di uscita era quella di ottenere un comando militare straordinario, che gli avrebbe garantito l’immunità: qui, di nuovo, fu il triumvirato a consentirgli di ottenere il comando nella provincia dell’Illirico (odierna Croazia) e nella Gallia Cisalpina (Nord Italia) e Narbonese (Francia del Sud).

Il declino del primo triumvirato

I tre politici resero fruttuoso il loro accordo per diversi anni successivi, rinnovandolo a Lucca qualche anno dopo.

Cesare ebbe il rinnovo del suo incarico nelle campagne galliche, Crasso e Pompeo ottennero un nuovo consolato, e delle ulteriori missioni militari: rispettivamente in Siria a combattere contro i parti, Crasso, e in Spagna, Pompeo.

Quando venne a mancare il triumvirato? Quando cambiarono gli equilibri: Cesare, grazie alla conquista della Gallia, acquistò un potere militare ed economico sterminato, il che preoccupava il Senato e Pompeo stesso.

Inoltre, la morte di Giulia, figlia di Cesare data in moglie a Pompeo, eliminò una importante personalità mediatrice, allontanando i due anche dal punto di vista dei legami familiari.

Inoltre, la morte di Crasso avvenuta durante la disfatta di Carre, privò il triumvirato di uno dei suoi membri che più volte aveva svolto la funzione di mediatore.

Da una parte rimase così Cesare, un Populares con un enorme potere, e dall’altra Pompeo, generale al servizio di quell’oligarchia senatoria inizialmente combattuta.

Una differenza inconciliabile di posizioni che porterà a quella che è conosciuta nella storia romana come la guerra civile tra Cesare e Pompeo.

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