Publio Elio Adriano: l’imperatore esteta che lavorò alla pace

Stampe di Roma

Publio Elio Adriano è stato imperatore romano dal 117 al 138 d.C. Nato da una famiglia Italo-ispanica, guidò con mano ferma l’impero, causando molti cambiamenti soprattutto a livello di politica militare.

A differenza del suo predecessore, Traiano, che aveva portato i possedimenti di Roma alla massima espansione, Adriano adottò un brusco cambio di politica estera, consolidando, e a volte arretrando, i confini e lavorando per armonizzare i rapporti tra le varie popolazioni dell’impero.

Il suo ideale di impero romano si espresse con delle profonde rivoluzioni culturali, con grandi riforme amministrative e legali, e con delle iniziative architettoniche di grandissimo livello. Adriano lavorò chiaramente per portare l’impero romano ad un nuovo livello di civiltà e di consapevolezza, perseguendo con convinzione i propri ideali, e prendendo decisioni che avrebbero influito in maniera determinante sul futuro dell’impero.

Giovinezza e primi incarichi

Adriano nacque il 24 gennaio del 76 d.C, nella provincia romana della Hispania Baetica, probabilmente vicino alla città di Italica, odierna Siviglia, anche se altre fonti affermano che nacque a Roma. Suo padre, Publio Elio Adriano Afro, era senatore, mentre la madre, Domizia Paulina, apparteneva ad una importante famiglia senatoria originaria di Cadice. 

Adriano crebbe con una sorella maggiore, Elia Domizia Paulina, e fu istruito da una schiava di origine germanica, alla quale si legò con un affetto sincero e profondo.

I genitori di Adriano morirono nell’86 d.C, quando aveva solamente dieci anni. Così, lui e la sorella divennero protetti di Traiano e del suo prefetto del Pretorio, Pacilio. Traiano, primo cugino di suo padre, prese immediatamente a cuore la sorte dei due ragazzi e li crebbe nel palazzo imperiale.

Quando Adriano aveva solo quattordici anni, infatti, Traiano lo chiamò a Roma e si preoccupò di fornirgli una educazione adatta ad un giovane aristocratico romano. Adriano dimostrò immediatamente un grande entusiasmo ed interesse per la letteratura e la cultura greca, tanto che venne soprannominato “Graeculus”.

Con la protezione di Traiano, Adriano iniziò a dedicarsi alla carriera politica. Servì come tribuno militare, prima presso la legio II Adiutrix e poi con la legio V Macedonica. Evidentemente  il suo comportamento fu più che soddisfacente, tanto da ricoprire tre tribunati consecutivi, il che diede un notevole vantaggio alla sua carriera. 

Nel 101 venne eletto questore e di lì a poco svolse una funzione importante: venne nominato come ufficiale di collegamento tra l’imperatore e il Senato. Spesso si occupava di leggere i comunicati e i discorsi dell’imperatore ai senatori, e in più di una circostanza scrisse personalmente i discorsi di Traiano e dei suoi principali amici affinché venissero letti in pubblico. 

Nel frattempo, venne incaricato di avere cura dei registri del Senato, il che dimostra quanto la sua carriera stesse procedendo speditamente.

Nel 105 viene eletto tribuno della plebe e poi pretore. Servì poi come legato nella legione V Minerva e arrivò a ricoprire la carica di governatore nella provincia della Bassa Pannonia nel 107, con il compito di vigilare sul comportamento della tribù dei Sarmati. Proprio in quell’anno, ottenne la sua prima vittoria militare, sconfiggendo una invasione portata avanti della tribù degli Iazigi.

Arrivato alla soglia dei 30 anni, Adriano si recò in Grecia: il suo amore per quella cultura lo coinvolgeva profondamente, tanto che gli fu concessa la cittadinanza ateniese e fu addirittura nominato “Arconte eponimo” della città.

Non abbiamo informazioni sulla vita di Adriano negli anni successivi, ma è probabile che abbia proseguito i suoi studi e i suoi viaggi nei Balcani.

Il suo nome ritorna nelle cronache antiche qualche anno dopo, quando Traiano lo portò con sé come generale nella guerra contro i Parti: mentre il governatore della Siria venne inviato per sottomettere una rivolta in Dacia, Traiano scelse Adriano per sostituirlo, dandogli il comando indipendente di una provincia particolarmente importante e potente.

La conquista del ruolo di Imperatore

Quando Traiano si ammalò gravemente e si imbarcò per Roma, Adriano rimase in Siria come comandante generale dell’esercito romano d’Oriente. 

Traiano giunse fino alla città costiera di Selinunte, in Cilicia, e vi morì l’8 agosto. Adriano venne immediatamente considerato il suo diretto successore.

Ma l’operazione non fu semplice: Traiano non aveva ancora nominato ufficialmente un erede e si palesò il pericolo di una guerra di successione. Alcune fonti antiche riportano che Traiano, sul letto di morte, alla presenza della moglie Plotina e del suo prefetto del Pretorio, Appiano, scelse effettivamente Adriano come suo successore, ma il documento di adozione non venne firmato da Traiano in persona, ma da sua moglie, e venne datato il giorno dopo la sua morte. 

Questo rappresentava un problema, in quanto la legge romana sulle adozioni prevedeva la presenza fisica e contemporanea sia dell’adottatore che dell’adottato. Per questo motivo, si sollevarono subito dubbi e speculazioni sulle reali intenzioni di Traiano, e alcuni arrivarono a dire che l’imperatore era stato ucciso da persone vicino ad Adriano.

Secondo l’Historia Augusta, Adriano prese in mano la situazione prima che fosse troppo tardi, informando il Senato che la sua adozione era un fatto compiuto e spiegando che l’esercito aveva bisogno quanto prima di un Imperatore.  Il Senato, che aveva già stima di Adriano e ingolosito dalla promessa di ingenti donazioni, approvò la nomina.

Rimanevano comunque alcuni pretendenti al trono, e Adriano dovette agire con efferatezza e decisione: il generale Quieto, e altri tre senatori, Publilio Celso, Cornelio Palma e Avidio Nigrino, vennero accusati da Adriano di tradimento, arrestati e uccisi senza processo. Questa mossa garantì ad Adriano il potere, ma compromise in maniera irrimediabile i rapporti con il Senato, che non digerì mai questa esecuzione sommaria.

Per tutto il resto del regno di Adriano, i senatori continuarono a trattarlo con diffidenza, tanto che il neo imperatore dovette attivare una vasta rete di informatori per stanare per tempo eventuali complotti e tentativi di detronizzazione.

I viaggi di Adriano in Britannia

Adriano è forse l’imperatore che più ha viaggiato per tutti i confini dell’Impero romano. Un territorio particolarmente instabile era quello della provincia di Britannia, che si era ribellata già da alcuni anni. I soldati romani stavano subendo continue perdite per reprimere le sommosse. Adriano, arrivato sul posto, prese una decisione importante: anziché proseguire ad utilizzare la forza militare per rispondere alle continue incursioni nei territori nemici, decise di costruire un muro per separare i romani dai barbari.

Si trattò di un importantissimo cambio di politica: l’impero romano, fino a quel momento, aveva utilizzato prevalentemente l’esercito per garantire la sicurezza del territorio. Adesso, la creazione di un muro rappresentava uno stop alla politica espansionistica e un cambio di approccio. Ora l’impero romano si metteva sulla “difensiva”.

Adriano diede l’ordine di costruire il muro, ma non supervisionò  le operazioni e non vide mai il completamento dell’opera. Proseguì  invece attraverso le zone della Gallia meridionale, e si dedicò alla costruzione di una basilica dedicata alla sua patrona Plotina, moglie di Traiano che gli aveva assicurato la successione, e trascorse l’inverno del 122 d.C a Terragona, in Spagna, dove si occupò di restaurare il tempio di Augusto.

I viaggi in Africa, Partia e Anatolia

Nel 123, Adriano attraversò il Mediterraneo e sbarcò in Mauretania, in Africa del nord, dove condusse personalmente una piccola campagna per sedare delle rivolte locali. Ma la sua visita fu interrotta dalla improvvisa necessità di recarsi in Partia, contro uno storico nemico di Roma che stava nuovamente minacciando le province e i confini ad est. Adriano raggiunse rapidamente la città di Cirene, dove finanziò personalmente l’arruolamento e l’addestramento di un nuovo esercito.

Arrivato con i suoi uomini presso il fiume Eufrate, avviò degli accordi diplomatici con il Re dei Parti, Cosroe I, ispezionò le difese romane e proseguì verso Ovest, lungo la costa del Mar Nero. Svernò a Nicomedia, recentemente colpita da un terremoto, e avviò la ricostruzione della città con grande gioia della popolazione, che lo acclamò come salvatore.

Probabilmente in questa fase della sua vita, Adriano visitò la città di Claudiopoli e conobbe un giovane ragazzo di umili origini, Antinoo. Tra i due si sarebbe sviluppata una profonda relazione sentimentale, anche se non conosciamo esattamente i dettagli del loro incontro e dei rapporti che si svilupparono in seguito.

Il viaggio di Adriano in Grecia

Adriano proseguì i suoi viaggi arrivando in Grecia, nell’autunno del 124 d.C. Raggiunse la città di Atene, che già da diversi anni lo aveva nominato cittadino onorario, e su richiesta degli ateniesi operò una revisione della Costituzione e delle leggi della città, concedendo un sussidio imperiale per la fornitura del grano. Adriano elargì fondi per finanziare giochi pubblici, festival e competizioni. Durante l’inverno, si occupò di visitare tutta la zona del Peloponneso e diede avvio alla costruzione di diversi templi e statue.

Diede inizio anche al restauro del tempio di Poseidone di Mantinea e si occupò di far ricostruire gli antichi santuari di Abea e Megara. Inoltre, proprio in questo periodo, Adriano convinse un grande aristocratico Spartano, Euriclea Ercolano, ad entrare nel Senato romano, dimostrando come le due civiltà, quella romana e quella greca, potessero rappresentare le grandi potenze dell’età classica. 

Si trattò di un atto importante, che fu in grado di vincere le resistenze dell’aristocrazia romana all’entrata di una nuova classe dirigente nei centri del potere.

Il ritorno in Italia e il viaggio in Africa

Ritornato in Italia, Adriano visitò la Sicilia. Nell’isola l’imperatore eseguì una serie di provvedimenti che piacquero particolarmente alla popolazione, dal momento che vennero coniate delle monete che lo chiamano “restauratore” della Sicilia.

Tornato a Roma, si impegnò in altre opere architettoniche, come la restaurazione del Pantheon, che era stato realizzato in epoca Augustea ma rovinato da diversi incendi e terremoti, e fece costruire la sua villa personale nella città di Tivoli, tra i Colli Sabini. La villa era strutturata per ricostruire, in piccolo, tutti i territori che aveva visitato nel corso della vita e ancora oggi è uno dei più bei segni della romanità nel Lazio.

In giro per l’Italia, restaurò il santuario di Cupra e migliorò il drenaggio del Lago Fucino.

Nella primavera del 128 d.C, nonostante si fosse ammalato, Adriano partì per visitare l’Africa. Lì, diede ordine di costruire nuove infrastrutture, ispezionò lo stato delle truppe e tornò in Italia nell’estate del 128 d.C. Ma il suo soggiorno fu breve: dopo pochi mesi, partì per un altro viaggio, che sarebbe durato tre anni.

In Grecia, Asia ed Egitto

Nel settembre del 128 d.C, Adriano si recò nuovamente in Grecia per partecipare ai misteri eleusini, dei riti religiosi che si celebravano ogni anno nel santuario di Demetra, proprio nella antica città greca di Eleusi.

Questa volta la sua visita si concentrò sulle città di Atene di Sparta. Qui Adriano concepì l’idea di organizzare le diverse città greche in una Confederazione: si trattava di un progetto particolarmente difficile, in quanto da secoli le città greche cercavano un metodo per convivere pacificamente, e riunirle tutte in una grande coalizione pacifica rappresentava un piano molto ardito.

Nel frattempo si recò in Egitto. Lì inaugurò il suo soggiorno restaurando la tomba di Pompeo Magno, che si trovava nella città di Pelusium, offrendogli sacrifici come eroe e componendo un’epigrafe per la sua tomba. Si trattava di una mossa di rispetto, ma dal valore anche politico: Pompeo era universalmente riconosciuto come responsabile dell’instaurazione del potere di Roma nelle province orientali, e questa mossa permise ad Adriano di riconfermare il controllo di Roma sulla regione.

Qui, le fonti antiche ci danno una prima testimonianza certa del rapporto con il giovane Antinoo: tennero infatti una caccia al leone nel deserto libico, e una poesia composta dal greco Pancrate conferma la presenza del giovane accanto all’imperatore.

Tuttavia, mentre Adriano e il suo giovane amante stavano navigando presso il fiume Nilo, Antinoo cadde nelle acque e annegò. Non si conoscono esattamente le circostanze della sua morte e le fonti antiche si sono espresse nelle più svariate ipotesi: l’incidente, il suicidio, l’omicidio e addirittura il sacrificio religioso.

Adriano fu comunque sconvolto dalla morte del ragazzo, tanto da cercare divinizzare la sua figura. Fondò la città di Antinopolis, il 30 ottobre del 130 d.C.

Nonostante fosse profondamente colpito a livello personale, Adriano dovette comunque riprendere il progetto di unificazione delle città greche. La sua idea era quella di creare una grande lega in cui tutti i centri urbani Greci avrebbero partecipato. I suoi messaggeri richiesero con forza l’adesione a questa nuova iniziativa, promettendo la lealtà della Roma imperiale e l’autonomia del territorio Greco.

Tuttavia, diverse evidenze epigrafiche confermano come le città erano poco attratte da questo progetto. Soprattutto i centri urbani più ricchi ed ellenizzati dell’Asia Minore erano riluttanti a partecipare all’iniziativa di Adriano, e infatti il progetto dell’imperatore non si concretizzò mai definitivamente.

La seconda guerra giudaica

Comprendendo che il suo progetto greco si stava allungando oltre le previsioni, Adriano si recò nella Giudea romana e precisamente nella città di Gerusalemme, che era ancora in rovina dopo la fine della prima guerra giudaica. Adriano avrebbe progettato di ricostruire la città, rendendola definitivamente una colonia romana, come aveva fatto Vespasiano con Cesarea Marittima.

Alcuni hanno ipotizzato che il progetto di Adriano prevedesse l’assimilazione del tempio ebraico al tradizionale culto Imperiale romano. Normalmente, questo processo, anche con altre popolazioni, aveva avuto dei buoni risultati, ma il mondo giudeo era molto più riluttante ad accettare un’integrazione. Scoppiò dunque una massiccia rivolta anti ellenistica e anti Romana, guidata da un personaggio di straordinario carisma: Simon Bar Kokhba.

Bar Kokhba si dimostrò particolarmente integralista: puniva ogni ebreo che si rifiutava di unirsi ai suoi ranghi e qualsiasi persona si dimostrasse anche vagamente filoromana. Secondo l’Historia Augusta, la goccia che fece traboccare il vaso fu la decisione di Adriano di abolire il rito della circoncisione. Ma evidentemente la provincia soffriva anche di altri problemi: un’amministrazione romana inadeguata, tensioni tra poveri senza terra e coloni romani ricchi di privilegi, e un radicalismo religioso che costituiva un pericolo costante.

Non abbiamo fonti che ci confermano l’esatto inizio della rivolta, ma probabilmente questa scoppiò tra l’estate e l’autunno del 132 d.C. Inizialmente, i romani furono sopraffatti dalla ferocia degli uomini di Bar Kokhba. Adriano chiamò in aiuto il suo generale, Giulio Severo, dalla Britannia, che condusse le sue truppe fino al Danubio.

I romani subirono inizialmente la distruzione di un’intera legione, con 4000 morti. La vendetta di Roma si scatenò con enorme ferocia: secondo lo storico antico Dione Cassio, le operazioni romane in Giudea fecero 580.000 morti, devastando 150 città fortificate e radendo al suolo 985 villaggi. Una parte consistente della popolazione venne ridotta in schiavitù.

La punizione che Adriano pensò per la provincia ribelle fu piuttosto pesante: il territorio venne ribattezzato Siria e Palestina, abolendo il nome della Giudea dalle mappe romane. Gerusalemme venne ribattezzata “Aelia Capitolina”, in onore di se stesso e di Giove Capitolino, e venne avviata la ricostruzione della città secondo lo stile architettonico greco. 

In questo modo, la sanguinosa repressione romana, oltre ad essere arrivata ai limiti del genocidio, aveva posto fine alla secolare indipendenza politica ebraica all’interno dell’ordine Imperiale romano.

Le riforme legali e sociali di Adriano

Adriano non si occupò solamente di visitare l’impero e di prendere una serie di provvedimenti militari e organizzativi. Egli fu anche autore di una vastissima serie di riforme legali e sociali.

Con la collaborazione del giurista Salvio Iuliano, Adriano eseguì il primo tentativo di codificare in maniera definitiva il diritto romano: nell’opera di revisione adrianea, le azioni legali dei pretori divennero degli statuti fissi, che non potevano più essere oggetto di interpretazione o di modifica da parte di altri magistrati, se non l’imperatore in persona.

Adriano, riprendendo una procedura avviata da Domiziano, creò anche il consultivo legale dell’imperatore, il “Consilia Principis”, un organo permanente composto da assistenti legali regolarmente stipendiati.

Questo provvedimento segnò il superamento delle tradizioni repubblicane e alto Imperiali, per cui il diritto romano era qualcosa che veniva creato al momento, al bisogno dello specifico magistrato, in un sistema giuridico completamente aperto e che si rinnovava in continuazione. La riforma apriva la strada ad una burocrazia, con funzioni amministrative fisse e con regole immodificabili.

Adriano sdoganò anche una importante divisione e discriminazione tra i cittadini: gli uomini più ricchi, quelli più influenti o dal rango più elevato, vennero conosciuti con il termine di “Honestiores”, e godettero di un vantaggio fondamentale: essere soggetti a pene più lievi in corrispondenza della gran parte dei reati. 

Le persone di basso rango, chiamate “Humiliores“,  subivano invece una sorte diversa: per gli stessi reati potevano essere soggetti a pene fisiche estreme, compreso il lavoro forzato nelle miniere, la partecipazione ai lavori pubblici o forme di servitù a tempo determinato.

Un altro esempio pratico era il reato di tradimento: per gli “Honestiores” la peggiore punizione poteva essere la decapitazione, senza torture, mentre gli “Humiliores” avrebbero potuto subire crocifissioni, condanne al rogo, o la condanna ad essere sbranati dalle bestie nelle arene.

Se prima il diritto romano applicato al cittadino era tecnicamente privo di favoritismi, la riforma di Adriano rese istituzionali delle differenze tra categorie di cittadini. Dopo la sua riforma, il prestigio, il rango, la reputazione e il valore morale di una persona, erano elementi che facevano palesemente e ufficialmente la differenza all’interno del diritto romano.

Un altro provvedimento di Adriano fu quello di chiarire le competenze di alcuni funzionari locali eletti dalla classe media, i Decurioni, che erano responsabili della gestione degli affari ordinari e quotidiani delle province. Sempre seguendo la sua riforma, i decurioni entrarono a far parte degli “Honestiores”, assieme ai soldati veterani e alle loro famiglie, mentre tutti gli altri, compresi i liberti e gli schiavi, vennero considerati come “Humiliores”.

Per quanto riguarda la schiavitù, questo era un concetto che Adriano approvava e che trovava moralmente accettabile. Nonostante ciò, l’imperatore limitò le punizioni fisiche che potevano essere subite dagli schiavi.  Ai padroni venne fatto divieto di vendere gli schiavi ad addestratori di gladiatori, e di castrarli o amputare mani e piedi.

Adriano si mostrò anche tradizionalista: una serie di provvedimenti imposero degli standard di abbigliamento, soprattutto per gli “Honestiores”, che prevedevano di indossare la toga quando si trovavano in pubblico e di mantenere in generale un atteggiamento coerente con il loro status. Vi fu anche una rigida separazione tra i sessi nei teatri e nei bagni pubblici e in altre occasioni mondane.

Il problema della successione

Adriano aveva compiuto una serie sterminata di viaggi, emanato innumerevoli provvedimenti sia di natura militare che legislativa. Ma sul far della vecchiaia, l’imperatore iniziava a sentire con urgenza il problema della successione imperiale.

Il matrimonio che aveva contratto con Sabina era stato senza figli. In cattive condizioni di salute, capì di avere poco tempo. Nel 136 d.C adottò uno dei consoli ordinari di quell’anno, Lucio Ceionio Commodo, che venne ribattezzato Lucio Elio Cesare.

Non si sa esattamente per quale motivo Adriano puntò tutta la sua attenzione su questo personaggio: secondo lo storico moderno Girolamo Carcopino, probabilmente Elio Cesare era il figlio naturale di Adriano. 

Altri ipotizzano invece che l’adozione di Elio Cesare da parte di Adriano fu solamente un tentativo di riconciliarsi con una delle più importanti famiglie senatoriali, i cui membri principali erano stati giustiziati subito dopo la successione dell’imperatore, senza un particolare interesse per quella specifica persona.  

Fatto sta che Elio Cesare, anche lui di salute cagionevole, morì improvvisamente di tubercolosi, lasciando Adriano senza la prospettiva di un successore.

Adriano adottò allora un’altra persona: Tito Ario Antonino, il futuro imperatore Antonino Pio, che aveva servito sotto di lui come proconsole in Asia. L’adozione di Antonino ebbe però delle condizioni ben precise: nell’interesse della stabilità dinastica, Adriano comandò ad Antonino di adottare a sua volta Lucio Ceionio Commodo, figlio del defunto Elio Cesare, e un giovane ragazzo, Marco Aurelio.

Anche in questo caso, non sappiamo esattamente le motivazioni di queste scelte. Ceionio Commodo, essendo figlio di Elio Cesare, potrebbe essere una persona a cui Adriano era sentimentalmente legato, ma Marco Aurelio non aveva delle particolari motivazioni per essere scelto. Probabilmente ad unirli furono le loro origini comuni, in quanto anche Marco Aurelio proveniva dalla Spagna, o forse Adriano aveva percepito in quel ragazzo delle capacità di comando e un equilibrio interiore particolare.

Gli ultimi anni di Adriano furono segnati da conflitti e infelicità: le sue adozioni si dimostrarono impopolari, anche perché vi erano tanti altri pretendenti alla successione che avevano maggiore merito, come il cognato, Urso Serviano,  che sebbene fosse piuttosto vecchio, era tecnicamente in linea di successione sin dall’inizio del regno di Adriano. 

Nel 137 d.C venne tentato probabilmente un colpo di stato ai suoi danni: Adriano se ne accorse in tempo e ordinò che tutti i partecipanti fossero messi a morte.

Adriano, ormai malato, pregò più volte di essere aiutato a suicidarsi, ma questo atto estremo sembra gli sia stato impedito più volte dai suoi principali consiglieri. 

La morte di Adriano

Tra diverse sofferenze, Adriano morì nell’anno 138 d.C, esattamente il 10 luglio, nella sua villa a Baia, all’età di 62 anni. Dione Cassio, nella sua Historia Augusta, ci riporta i dettagli della sua salute cagionevole e delle ultime settimane di vita. Il corpo venne trattenuto a Pozzuoli, vicino a Baia, in una tenuta che a suo tempo era appartenuta a Cicerone

Poco dopo, le sue spoglie furono trasferite a Roma e sepolte nei giardini di Domizia, vicino al suo mausoleo. Quando la sua tomba venne ultimata, le sue ceneri vennero deposte dal suo successore, Antonino Pio.

Il Senato si dimostrò riluttante a concedere ad Adriano degli onori divini, dati i cattivi rapporti che erano stati sviluppati nel corso del tempo, ma Antonino Pio convinse gli aristocratici a procedere con la pratica, minacciando addirittura di rifiutare la sua posizione di imperatore e creare una crisi di stato.

Il Senato, accettò di divinizzare la figura di Adriano e conferì ad Antonino il titolo di “Pio “, in riconoscimento del suo amore nei confronti del padre adottivo e della solerzia con cui stava ottemperando alle indicazioni testamentarie di Adriano.

Shopping cart
There are no products in the cart!
Continua a fare acquisti